La normativa demaniale italiana ante decreto Milleproroghe 2009

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

C’era una volta il “diritto di insistenza”, stabilito dall’articolo 37 del Codice della navigazione marittima, comma 2, secondo periodo. Prevedeva: “[…] è altresì data la preferenza alle precedenti concessioni, già rilasciate, in sede di rinnovo rispetto alle nuove istanze.” formulazione che risaliva all’articolo 2, primo comma, del decreto legislativo 5.10.1993, n. 400, convertito con modificazioni con legge 4.12.1993, n. 494.

C’era e, nel momento in cui scriviamo, ancora c’è il complesso delle norme che prevedono concessioni di durata 6 anni più 6, con rinnovo automatico ad ogni successiva scadenza. Un complesso di regole piuttosto intricato in realtà, al quale si sovrappone il decreto milleproroghe 2009, ma è opportuno conoscerlo, perché su questo punto ruotano le procedure europee di infrazione e potrebbero innestarsi valide iniziative di difesa.

Il decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito con modificazioni dall’articolo 1, comma 1, della legge 4 dicembre 1993, n. 494, articolo 1, comma 1, recita: “La concessione dei beni demaniali marittimi può essere rilasciata, oltre che per servizi pubblici e per servizi e attività portuali e produttive, per l’esercizio delle seguenti attività:a) gestione di stabilimenti balneari; […]”. Lo stesso articolo 1, comma 2, sostituito dall’art. 10 della legge 16 marzo 2001, n. 88 e successivamente modificato, in parti qui non citate, dall’articolo 13 della legge 8 luglio 2003, n. 172, precisa: Le concessioni di cui al comma 1, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del codice della navigazione.[…]”

Il suddetto articolo 13 (l. 172/2003), comma 1, precisa inoltre: “Le parole: “Le concessioni di cui al comma 1” di cui al comma 2 dell’articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, come modificato dall’articolo 10 della legge 16 marzo 2001, n. 88, si interpretano nel senso che esse sono riferite alle sole concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative, quali indicate dalle lettere da a) ad f) del comma 1 del medesimo articolo 01.” (alla lettera a): “gestione di stabilimenti balneari”- n.d.r.).

L’articolo 03, comma 4-bis, del citato decreto legge 5 ottobre  1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, stabilisce:

“ 4-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all’art. 01, comma 2, le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni […]”

Per la precisione, considerando la circostanza che la prima procedura di infrazione riguarda lo Stato italiano in generale e la  Regione Friuli Venezia Giulia  in particolare, dovremmo prendere in considerazione anche la legge regionale 13 novembre 2006, n. 22, della suddetta Regione, ma omettiamo il riferimento, per non appesantire il discorso e perché marginale rispetto ai concetti generali che qui sviluppiamo.

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