Marzo 2011, nel mondo succedono cose terribili

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

Iniziamo l’attività in rete in un periodo – marzo 2011 – in cui nel mondo succedono cose terribili. Commuove e unisce sapere che interi popoli abbiano saputo reagire con dignità e coraggio. Noi, concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari, non rischiamo la vita, non andiamo verso l’ignoto per terra e per mare e neppure affrontiamo guerre, tsunami e radiazioni. Ma anche noi stiamo combattendo la battaglia della vita: difendiamo le nostre aziende, il nostro lavoro, l’avvenire delle nostre famiglie. Per chi non conosce a fondo il problema diciamo che, in presenza di una normativa nazionale che ci consentiva di mantenere indefinitamente le nostre aziende nelle concessioni, salvo motivi di pubblica utilità, per un’interpretazione di norme europee che noi riteniamo errata e per la concomitante latitanza di molti governi nazionali, la durata delle concessioni è stata limitata al 31 dicembre 2015. Dopo quella data è previsto che gli stabilimenti siano riassegnati attraverso gare. Conseguenze? deprezzamento quasi totale del valore delle aziende; blocco degli investimenti; crisi del settore e dell’indotto a tutti i livelli; impossibilità di pagare i mutui aziendali dopo il 2015; divisioni ereditarie improvvisamente azzoppate; famiglie private di qualsiasi prospettiva economica; multinazionali del cemento, del business, della finanza, del malaffare pronte a subentrare a costo zero.

Perché abbiamo deciso di scendere in campo direttamente? perché, pur riconoscendo l’impegno dei nostri dirigenti sindacali (SIB), in questa circostanza non ne abbiamo condiviso la linea d’azione che, a nostro giudizio, ci ha portato molto vicini ad accettare che il rinnovo delle concessioni avvenisse attraverso gare ad evidenza pubblica, cioè vicinissimi al rischio di perdere le aziende. E purtroppo la storia non è finita, perché le teste e le tendenze non cambiano facilmente. Ma il sindacato, in definitiva, è l’espressione della sua base e fa quello che la base gli lascia fare o gli dà mandato di fare. E’ vero che per agire bisogna che qualcuno organizzi, ma siamo trentamila aziende e a Roma, nel novembre 2009 ci siamo visti in duemila, se poi tanti eravamo davvero. Il sindacato c’era, noi anche, gli altri ventottomila dov’erano? Dobbiamo rapidamente prendere coscienza del problema e prendere in mano la situazione.

COMITATO BALNEARI LIGURIA nasce come sviluppo di un gruppo di lavoro tra concessionari di stabilimenti balneari di Celle Ligure e Varazze. Finora ci è mancata la possibilità di comunicare in rete, passo obbligato se vogliamo cercare di creare, nella particolarità della nostra  terra, l’azione di sensibilizzazione che Movimento Balneare ha saputo suscitare magistralmente in Toscana. Informarci reciprocamente e  puntualmente su  fatti, opinioni, documenti, incontri, su qualsiasi cosa abbia a che fare con la nostra emergenza ci fa sentire uniti, contribuisce a chiarire le idee, ci dà forza, strumenti, voglia di lottare. Il sindacato purtroppo non è riuscito a svolgere questa funzione, almeno fino ad ora. COMITATO BALNEARI LIGURIA non è la fotocopia di Movimento Balneare, ha una propria fisionomia, che ci auguriamo serva a smuovere la nostra gente, forte e combattiva, ma finora defilata e poco convinta della gravità del momento e della utilità di reagire. Cosa pensiamo di fare? Pensiamo di informarvi, di mettervi in contatto con noi e tra voi, di riflettere insieme su quello che sta succedendo. In questo blog troverete informazioni precise,  puntuali, documentate. Forse non sarà  facile leggerci, ma almeno saprete che non vi raccontiamo solo quello che vogliamo farvi sentire. Questa prima infornata di notizie può aiutarvi a capire meglio. A questo blog potrete rivolgervi per comunicare qualsiasi cosa riteniate opportuno portare in rete e sia opportuno e legittimo pubblicare. La vostra partecipazione è essenziale per il successo dell’iniziativa.

Chi crede che il rischio del quale parliamo sia ipotetico, non sa quanto sia andato vicino a perdere la concessione. Chi crede nella inutilità di qualsiasi iniziativa si sbaglia: per ottenere  risultati concreti bisogna impegnarsi in prima persona e muoversi in un gruppo compatto e determinato. Come categoria siamo una forza che nessuno di noi singolarmente può avere.

Il rischio di perdere la concessione purtroppo rimane, perché il Governo non ha ancora deciso nulla a nostro favore e il NO ALLE ASTE del SIB (si veda il comunicato 22 febbraio 2011) quasi sicuramente non corrisponde a un reale cambio di strategia da parte del sindacato, ma rientra nella logica di una guerra di posizione combattuta per conquistare capisaldi che, purtroppo, non spostano i termini del problema.

In questi mesi di lavoro e di incontri ci siamo chiariti le idee: abbiamo abbandonato la speranza di risolvere la questione per via giudiziaria e abbiamo capito che la politica è la chiave di volta della situazione. Ma perché la politica si attivi, occorre che esista e si renda evidente un considerevole movimento di opinione e questo ancora ci manca. Dobbiamo farci sentire ed essere numericamente rilevanti per convincere. Siamo molti e siamo un settore economico determinante, ma siamo ininfluenti sulle decisioni del Governo se non scendiamo in piazza insieme. Sul fronte italiano, nel momento in cui comincia a profilarsi a nostro favore un interessamento politico trasversale, dobbiamo convincere il SIB e gli altri sindacati che l’unica soluzione accettabile è quella di battersi per tornare al rinnovo automatico delle concessioni, oppure ad una situazione analoga, o addirittura migliorativa. Il sindacato non può essere lasciato solo a lottare, soprattutto perché ha dimostrato di non saperlo fare e di volerlo fare a modo suo e anche perché  ha considerato interessanti proposte che tutti noi riteniamo inaccettabili. Non ci illudiamo che il rapporto tra i vertici sindacali e la base sia realmente cambiato, ma dobbiamo ammettere che l’adesione del SIB al partito del  NO ALLE ASTE è un primo passo significativo. Da questa posizione, essenziale per tutti noi, prendendo a prestito un concetto storico, che è stato di Francesco Saverio Borrelli, dobbiamo  RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE, COME SUL PIAVE.

31 marzo 2011

Michela Tarigo    Giovanni Botta    Bruno Bruzzone

 

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    Siamo concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari. Di fronte al rischio di perdere le nostre concessioni-azienda a causa di una normativa europea mal interpretata o usata strumentalmente, spacciata per calamità ineluttabile da sindacati e Governo, abbiamo deciso di difenderci in prima persona e di promuovere ogni possibile attività lecita, a partire dall'informazione.
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