Tremonti: diritto di superficie di 90 anni e prelazione per i vecchi concessionari

Postato il: 5 maggio, 2011 | 2 Commenti

Discorso interessante quello odierno di Giulio Tremonti, anche se, considerando l’estrema sintesi e l’esposizione a braccio, la cautela è d’obbligo. Anzitutto,  alla luce del Documento di economia e finanza  approvato dal Governo,  Premessa, pagina IX, lettera H), Tremonti intendeva “distretti turistico-balneari” quando ha parlato di “distretti turistico-alberghieri”. Oltre a ciò ci sembra chiaro che il diritto di superficie si estenda all’intera area attualmente in concessione, compreso l’arenile asservito (“tutto ciò che è terreno su cui insistono gli insediamenti turistici, quindi chioschi, quindi strutture ricettive sulla spiaggia, tutto quello che riguarda gli operatori balneari sarà oggetto di diritto di superficie”). Sembra altrettanto chiaro che si riconosca un vero e proprio diritto di prelazione agli attuali concessionari, escludendo qualsiasi ricorso a gare (“Chi vuole continuare e può continuare quelle attività chiede il diritto di superficie, che durerà 90 anni”). Una durata di novant’anni consente di guardare avanti con fiducia, oltre la crisi, eliminando i motivi di incertezza che ci hanno logorato negli ultimi due anni. Quanto al prezzo annuale del diritto di superficie, auguriamoci che sia possibile ragionare su basi economiche realistiche. Resta il nodo europeo e resta da capire l’atteggiamento delle opposizioni, anche se l’accordo raggiunto oggi in Senato circa l’unificazione delle quattro mozioni inerenti gli stabilimenti balneari lascia bene sperare.

Pubblichiamo per memoria la trascrizione del discorso odierno (5 maggio 2011) del ministro dell’Economia, caso mai tv.repubblica.it decidesse di eliminare il filmato.

 

Commenti

2 Commenti a “Tremonti: diritto di superficie di 90 anni e prelazione per i vecchi concessionari”

  1. erika
    maggio 6, 2011 @ 14:59

    Era ora che venisse confermato il diritto al lavoro ed il diritto a vedere i sacrifici di generazioni preservati da speculazioni di investitori (magari anche esteri) che avrebbero fatto morire quella sana imprenditoria autoctona della nostra bella regione e di molte altre.
    Forse gli ambientalisti e coloro che sono contro questo decreto avrebbero preferito vedere le spiagge italiane libere ed in mano ai comuni con l’incuria che ne sarebbe derivata. Forse avrebbero preferito vedere un paesaggio costiero pieno di cartacce ed immondizia lasciate dagli occasionali passanti, piuttosto che sapere che qualcuno riesce a dare un servizio ai cittadini e, lavorando onestamente, riesce a mantenere una famiglia e molti degli abitanti di un paese? Dobbiamo rimanere uniti per far sentire la nostra voce, che troppo spesso è contrastata da coloro che credono che i proprietari di stabilimenti balneari siano parte di chissà quale elite invece che piccoli imprenditori di imprese famigliari, che con il loro lavoro e fatica sostengono il turismo di piccoli borghi che senza turismo non avrebbero prospettive! Speriamo che questo decreto non sia solo un miraggio ma ci possa garantire di continuare a lavorare serenamente e ad investire nello sviluppo del nostro Bel Paese.

  2. admin
    maggio 7, 2011 @ 09:32

    Siamo ancora lontani dal pacifico riconoscimento dei nostri diritti, Erika, ma non perdiamo la speranza. Grazie. Un messaggio bellissimo.

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