Il sindacato e la buccia di banana

Postato il: 10 luglio, 2011 | 1 commento

Lunedì 11 luglio si terrà in Varazze l’assemblea della locale Associazione Bagni Marini, affiliata SIB, destinata a discutere di Obiettivo Spiagge – società consortile cooperativa a responsabilità limitata, con sede legale in Savona, C.so Vittorio Veneto 23/1 – codice fiscale 01593530098 – Numero REA: SV 160201. Dati ufficiali, questi e quelli che seguono. Dati pubblici, acquisibili da chiunque presso la C.C.I.A.A. di Savona attraverso una normale visura (la mia è del 14.6.2011). Niente che sia coperto da privacy. Lunedì 10 sarò a Viareggio, alla riunione del Comitato Nazionale Salvataggio Imprese e Turismo Italiano finalizzata alla manifestazione-evento del prossimo 6 agosto, quindi non sarò presente all’assemblea di Varazze. Per mantenere l’impegno, assunto nei confronti di Schiappapietra e degli amici di Comitato Balneari Liguria, di produrre un documento di analisi degli aspetti  a mio giudizio critici del consorzio, preciso quanto segue.

Obiettivo Spiagge – società fortemente voluta da Enrico Schiappapietra, presidente provinciale SIB Savona – è stata costituita in ambito SIB Savona il 28 marzo 2011 ed è stata iscritta  nel Registro imprese di Savona il 12 aprile 2011. Amministratori in carica al 14 giugno 2011: Enrico SCHIAPPAPIETRA, presidente; Oreste DE ROSSI, Riccardo BORGO, Ernesto SCHIVO,  Bernardino TASSARA, Mauro REBONATO, Sandro BADIALE, consiglieri. Tutti dirigenti SIB di vario livello, da quello cittadino a quello provinciale, regionale, nazionale.  Non conosco la genesi e il gradimento dell’ente nelle altre cittadine della provincia, mi limito quindi alle vicende di Varazze, che ho vissuto in prima persona, nella mia funzione di consigliere della locale Associazione Bagni Marini, affiliata SIB. Stando alle dichiarazioni del presidente Schiappapietra, quando ha presentato il “consorzio” – questa è stata la prima e provvisoria qualificazione dell’ente, esso:

a.- avrebbe dovuto avere la funzione di contribuire a tutelare le concessioni demaniali marittime esistenti, nell’ipotesi in cui, dopo il 31 dicembre 2015, si fosse reso necessario procedere alla loro riassegnazione mediante gara ad evidenza pubblica;

b.- avrebbe dovuto essere costituito con largo anticipo rispetto alla scadenza del 2015, come in effetti è avvenuto, sia per evitare il rischio di possibili limitazioni legislative nei confronti dei consorzi di concessionari demaniali, sia per creare e consolidare nel tempo i rapporti necessari a qualificare Obiettivo Spiagge come interlocutore privilegiato della P.A., in grado di fornire ai comuni della provincia servizi che il singolo concessionario non ha mai offerto e non sarebbe mai stato in grado di offrire. Tale rapporto funzionale con la P.A., nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe consentire di apportare a ciascuna delle aziende aderenti al consorzio un punteggio addizionale, in sede di gara finalizzata alla assegnazione delle concessioni;

c.- avrebbe dovuto essere presentato ai concessionari di Varazze prima della sua costituzione e avrebbe dovuto essere discusso con loro, alla presenza dei tecnici incaricati della stesura definitiva (avvocato e commercialista).

Non condivido le modalità con le quali si è  proceduto e in particolare sono assolutamente critico rispetto al fatto che le caratteristiche del consorzio non siano state discusse e decise con i soggetti che  avrebbero dovuto essere i fruitori naturali dei servizi dell’ente. Inoltre ritengo inaccettabili i metodi che sono stati adottati per acquisire adesioni, in un momento di fragilità psicologica generalizzata. Chi ha lavorato alla stesura del consorzio? Schiappapietra, per sua stessa ammissione. Ma da solo o con altri dirigenti SIB? ed eventualmente con quali deleghe? sarebbe interessante saperlo. Il 21 marzo 2011, comunque, è stata resa disponibile una prima bozza di statuto, che è stata inviata da Sandro Badiale, presidente di zona, ai soli membri del consiglio direttivo dell’Associazione Bagni Marini di Varazze, con specifico avviso di non divulgarla. Ho conservato documentazione di quanto affermo e se sarà necessario la produrrò. Documento riservato quindi, chi sa mai perché, trattandosi di una bozza contrattuale, destinata a una pluralità di soggetti che l’aspettavano per valutarla e che avrebbero dovuto sottoscriverla. Questi soggetti sono venuti in possesso dello statuto definitivo solo il 30 giugno, dopo un acceso dibattito assembleare. Ritardo dovuto a che? Alla supposta inerzia di Sandro Badiale, come si vuol lasciare intendere, o a un ordine di scuderia mai revocato?  Il 23 marzo ho informato per scritto Schiappapietra del fatto che – pur prescindendo da alcune carenze strutturali della bozza statutaria, per me significative – da imprenditore, non ero interessato a  un consorzio che presentava le caratteristiche che mi venivano prospettate. Schiappapietra mi ha risposto in tempi brevissimi, facendomi pervenire un secondo statuto, che il 27 marzo, dopo essermi confrontato con altro concessionario di Varazze, ho contestato per scritto in quattro punti:

1.- indeterminatezza dell’oggetto statutario, molto più ampio di quello che sarebbe sembrato ragionevole prevedere per un ente concepito con gli intenti sopra dichiarati;

2.- presenza di criteri finalizzati ad indurre una massiccia adesione dei concessionari, tra cui l’adozione del principio che la società consortile in questione è legittimata ad appoggiare, in corso di gara finalizzata alla riassegnazione delle concessioni, un proprio socio che intenda acquisire la concessione di un soggetto che non sia socio (articolo 4, comma 8);

3.- eccessiva complessità dell’ente, sproporzionata all’obiettivo dichiarato e conseguente eccessiva onerosità di gestione;

4.- conflitto d’interesse per i promotori dell’ente, i quali sono anche: presidenti sindacali di zona (comunali, provinciali, regionali e nazionali), amministratori del consorzio e, in due casi, pubblici amministratori di enti preposti al rilascio di concessioni demaniali marittime (Borgo nella qualità di sindaco di Bergeggi e Schiappapietra in quella di consigliere capogruppo di Varazze, con delega al turismo e al demanio).

Ho concluso la mia nota 27 marzo invitando Schiappapietra a rimandare la costituzione della società, prevista per il giorno successivo. Questo avrebbe consentito di ripensare l’impostazione dell’ente costituendo, alla luce delle mie osservazioni. Purtroppo non c’è stata risposta, o meglio c’è stata una risposta inequivocabile, nei fatti.

Le sottoscrizioni  sono iniziate immediatamente dopo la costituzione della società consortile e dopo un certo tempo è stata fatta circolare la voce che termine ultimo per aderire al consorzio senza penali fosse il 30 giugno 2011, voce smentita da Schiappapietra nell’assemblea del 29 giugno, dietro mia specifica richiesta, preceduta da una breve nota su questo blog (28 giugno).

In una riunione ristretta che ha preceduto quella assembleare del 29 giugno, Schiappapietra si è impegnato, nei confronti di Comitato Balneari Liguria, presente Sandro Badiale, a modificare l’articolo 4, comma 8, dello statuto, che, in quella sede, gli ho segnalato come improponibile. Da parte mia mi sono impegnato a produrre una nota critica sull’intero statuto. Lo faccio  ora, probabilmente deludendo chi si aspetta che formuli clausole statutarie alternative a quelle esistenti. Premesso che non sono affatto convinto, e non solo da oggi, che questo o un qualsiasi altro consorzio abbiano una funzione decisiva, o almeno significativa, nell’ipotesi in cui si proceda al rinnovo delle concessioni tramite gara:

1.- ritengo assolutamente inopportuno, anzi pericoloso, creare un organismo provinciale dotato della valenza e dei poteri che si sono voluti assegnare a Obiettivo Spiagge. Questa società consortile, operando a regime, avrà caratteristiche paragonabili a quelle di una vera e propria azienda di dimensioni apprezzabili, con costi non certo irrisori, ricavi aleatori e pareggio di bilancio inevitabilmente a carico degli stabilimenti balneari aderenti, chiamati a contribuire in misura paritetica (grandi e piccoli allo stesso modo). E avrà molto potere, troppo. Non penso che questo sia l’obiettivo che i concessionari potenzialmente interessati si propongono. Meglio sarebbe stato procedere sulla base di un differente modello consortile, prevedendo consorzi a base cittadina, basati su criteri di proporzionalità, genericamente finalizzati allo sviluppo del turismo balneare locale, collegati tra loro attraverso un consorzio provinciale di livello superiore, con funzioni di coordinamento e di controllo e con un plafond di spesa limitato ai puri oneri amministrativi. Questa impostazione avrebbe consentito una maggiore flessibilità di gestione e avrebbe evitato i problemi che inevitabilmente si creeranno per il gigantismo dell’ente, per la contabilizzazione e la ripartizione dei costi e per i criteri di contribuzione;

2.- l’avere creato un significativo elemento di conflittualità – circostanza che ora viene strumentalmente rovesciata dai promotori e dai sostenitori della società consortile su chi, fuori dall’ente in questione e dotato di autonomia di pensiero, è seriamente intenzionato a non aderire e dimostra legittima preoccupazione – ha diviso la categoria invece di unirla e ha evidenziato un insopprimibile conflitto di interessi tra chi è contemporaneamente dirigente sindacale e amministratore della società consortile. Per non parlare di chi è anche amministratore pubblico, preposto al rilascio di concessioni demaniali marittime in ambito comunale. Sappiamo che esiste lo strumento tecnico necessario per superare il problema, provvedimento per provvedimento, decisione per decisione: l’astensione. Ma sappiamo tutti perfettamente cosa questo significhi: si tratterebbe di un puro atto formale, con garanzie zero. Il conflitto di interesse – per quanto tristemente istituzionalizzato in ambito nazionale – è un fatto grave e inaccettabile nei soggetti che hanno responsabilità, anche solo potenzialmente contrastanti, nei confronti di terzi. Deve essere risolto radicalmente e strutturalmente prima che si crei e non certo passato sotto silenzio, confidando sulla buona fede, la rettitudine, la lealtà e le buone intenzioni di chicchessia;

3.- è comprensibile che i dirigenti di un’associazione di categoria a rischio di estinzione qual è la nostra predispongano un piano alternativo alla trattativa dura, voluta fermamente dalla generalità della base associativa, che esclude il ricorso a gare. In quest’ottica, con le riserve del caso, è accettabile che si proceda alla costituzione di un consorzio finalizzato alla difesa delle concessioni esistenti. Ma è assolutamente preoccupante che, attraverso lo statuto dell’ente, il sindacato parli di gare ad evidenza pubblica come dell’ipotesi più probabile, per non dire dell’unica possibile. Lo statuto, in effetti, contiene frasi come queste:

“Il Consorzio viene costituito allo specifico fine di realizzare le suddette iniziative, programmi e progetti, onde affiancare i singoli consorziati nella partecipazione alle procedure di evidenza pubblica e/o altri procedimenti comparativi che abbiano per oggetto l’affidamento di concessioni demaniali marittime.”art. 4, comma 6;

“Ad ogni socio è riconosciuto il diritto di avvalersi dell’ esperienza maturata dal Consorzio allorquando parteciperà all’indicenda procedura avente ad oggetto il rinnovamento e/o la riassegnazione della concessione di cui, oggi, è titolare.”art. 4, comma 7;

Il Consorzio potrà inoltre deliberare di partecipare, in affiancamento a uno o più soci che lo richiedano, a procedure di evidenza pubblica aventi ad oggetto concessioni demaniali oggi non nella titolarità di soggetti soci.” art. 4, comma 8;

– partecipare, in affiancamento ai consorziati e/o per quanto occorrer possa per conto dei medesimi a procedure di evidenza pubblica o altri procedimenti comparativi che abbiamo per oggetto l’affidamento di concessioni demaniali marittime.” art. 5, comma 5, punto 4;

frasi che parlano con chiarezza (non esiste una proposizione ipotetica – anzi, c’è un “allorquando” di troppo) e fanno capire che nessuno dei soci fondatori della società consortile – dirigenti SIB, anche di notevole importanza associativa – crede nel successo della attuale trattativa e nella capacità contrattuale della categoria. Ma allora con quale attendibilità questi signori ci rappresentano a Roma e in Europa? C’è un evidente equivoco, che sarà il caso di chiarire, perché certi segnali sono preoccupanti, nel momento delicatissimo che stiamo attraversando, in cui il sindacato deve adempiere alla sua funzione di rappresentanza con tempestività ed efficacia.

E’ triste dirlo, ma la frittata è fatta, soprattutto perché, se esiste la possibilità di modificare alcuni aspetti anche sostanziali dello statuto, sarà difficile dimenticare le tendenze che sono emerse all’interno del sindacato. Perché i nostri dirigenti dovrebbero iniziare a porsi problemi deontologici che prima d’ora non li hanno neppure sfiorati? A cosa servirà eliminare l’articolo 4, comma 8, dello statuto e il successivo articolo 5, comma 5, punto 4, corollario del precedente, se la società consortile in questione potrebbe procedere nello stesso identico modo nei confronti dei concessionari non aderenti, dal momento che manca al riguardo uno specifico divieto attuativo? Prevederlo (il divieto, intendo) significherebbe cambiare radicalmente la filosofia aziendale – perché la società consortile è, potenzialmente, una vera e propria azienda – e ricominciare tutto da capo. Chi avrà la volontà, il coraggio, la lealtà di realizzare un’operazione del genere, con 200 soci già acquisiti?

Giovanni Botta

 

Commenti

1 commento a “Il sindacato e la buccia di banana”

  1. gianni
    luglio 12, 2011 @ 08:56

    Condivido Tue osservazioni, attenderei i necessari (ritengo) chiarimenti…..

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