3 AGOSTO 2012: LO SCIOPERO DEVE RIUSCIRE

Postato il: 19 luglio, 2012 | Lascia un commento

A nessun concessionario balneare piace l’idea di scioperare il 3 agosto, neppure a chi ha accolto con soddisfazione la decisione del direttivo intersindacale congiunto del 17 luglio. Ma lo sciopero, che nessuno vuole chiamare con questo nome – improprio, ma significativo – è il primo passo inevitabile per ottenere che il Governo rispetti gli impegni assunti lo scorso 23 febbraio e mai onorati. Quali?

a.- aprire un tavolo di confronto ed elaborare un documento condiviso;
b.- aprire un confronto con la Commissione europea, per chiarire la situazione di fatto e di diritto che induce molti di noi a considerare erronea l’applicazione della Bolkestein, considerando la effettiva realtà balneare italiana.

Il Governo è stato tempestato da sollecitazioni. Regioni, Province e Comuni (il 26 giugno), Conferenza delle Regioni (il 5 luglio), sindacati di categoria (il 26 giugno), hanno ribadito la necessità di mettere in atto le iniziative che abbiamo richiamato sopra e che tutti questi enti considerano preliminari a qualsiasi intesa Stato/Regioni. Ma questo schieramento di forze non è bastato. Il Governo rifiuta di dialogare con chicchessia e va per la sua strada, evidentemente perché non vede la necessità di perdere tempo in chiacchiere. In effetti dispone di una delega, ex art. 11 della legge Comunitaria 2010, che richiede un’intesa preventiva, da sancire in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, ma che gli consente di varare il decreto senza passare al vaglio del Parlamento. Gli è sufficiente chiedere i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, pareri ininfluenti, perché devono essere espressi entro 60 giorni dalla trasmissione dello schema preliminare, decorsi i quali il decreto può essere comunque adottato. Evidentemente anche l’intesa preventiva – demandata a soggetti politici che fanno prevalentemente capo alla maggioranza di Governo – è considerata una pura formalità. Quanto alle Commissioni, la X Commissione della Camera sta lavorando allo schema di decreto dal 20 giugno, quindi, per un ramo del Parlamento, i 60 giorni scadranno il 18 agosto. Ribadiamo, contano i 60 giorni, non il contenuto del parere. Per il Senato non abbiamo notizie. E il ministro Gnudi, al question time del 18 luglio, quando risponde all’on.le Razzi, sa perfettamente – o dovrebbe sapere – che la legge 217/2011 non contiene i concetti garantisti che ha voluto riferire.
Ciò premesso questo sciopero deve necessariamente riuscire, come doveva riuscire la convocazione del 18 aprile a Roma, quella che nessuno voleva, ma alla quale abbiamo partecipato, perché era opportuno partecipare. Se lo sciopero non riuscisse sarebbe un vero autogol, che non farebbe bene a nessuno, neppure ai dissenzienti. Perciò, amici, adesso che le associazioni di categoria, dopo anni di latitanza, hanno deciso di mettersi a fare i sindacati, decidiamo anche noi di comportarci come esseri senzienti e distribuiamo focaccia e informazioni – perché i clienti, ospiti in casa nostra, sono davvero sacri – ma teniamo gli ombrelloni chiusi, rigorosamente chiusi, fino alle 11:00. E il bagnino in postazione.



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