MARCELLO E’ DISCESO!!

Postato il: 3 ottobre, 2012 | 2 Commenti

Marcello Di Finizio è sceso dalla cupola sano e salvo ed è stato accompagnato ai cancelli del Vaticano. Libero. Questi sono i risultati per cui,  chi gli vuole bene, ha sperato e pregato in queste ore.









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2 – 3 OTTOBRE: MARCELLO DI FINIZIO RITORNA SULLA CUPOLA DI SAN PIETRO

Postato il: 3 ottobre, 2012 | Lascia un commento

Bettina Bolla, con intervento successivo di Giovanni Botta

Marcello di Finizio è tornato sulla cupola di San Pietro, senza protezioni e rischiando la vita, per chiedere ancora al Governo di intervenire per risolvere positivamente la questione dei balneari.
Comitato Balneari Liguria non condivide l’iniziativa di Marcello, come non ha condiviso in passato le sue scelte quando lo hanno portato a rischiare la vita. Per questo Comitato ha evitato di prendere posizione sul blog in questa giornata difficile e drammatica, che proseguirà, è ormai certo. Ma, per chiarezza e per rispetto nei confronti di Marcello, non possiamo accettare in silenzio che i media continuino a stravolgere la ragione della sua protesta disperata, che non è una “messa in scena” e non ha una matrice fiscale. Marcello Di Finizio non è un “disoccupato”, con tutto rispetto per chi ha perso il proprio posto di lavoro. E’ un piccolo imprenditore, capace ma sfortunato, concessionario demaniale marittimo del famoso ristorante-bar-stabilimento balneare triestino “La Voce della Luna”, distrutto circa due anni fa da un incendio e da due successive mareggiate. Marcello non è più in grado di  ricostruire il suo locale perché, ormai privo di mezzi e con le concessioni in scadenza al 31/12/2015, non gli è possibile finanziare l’operazione ricorrendo al credito bancario. Oggi, mercoledì 3 ottobre 2012, Marcello si trova da ore sul tetto della cupola di San Pietro, rischiando di cadere nel vuoto, per protestare contro il sistema delle evidenze pubbliche, attraverso le quali si teme che siano assegnate le concessioni demaniali su cui operano le imprese balneari in attività. Questa procedura spietata, frutto di una errata quanto strumentale applicazione della Direttiva servizi, la “Bolkestein”, rischia di distruggere 30 mila imprese e di penalizzare gravemente lo stesso turismo balneare italiano. 
Ma mettere a repentaglio la propria vita non può diventare una modalità normale e condivisibile di lotta, per quanto miopi, ottuse e addirittura sospette possano essere le scelte di chi ci governa. Questo non significa rinnegare l’amico, al quale siamo vicini con affetto e apprensione, ma dissociarsi dal metodo.



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