CHIEDIAMO CHIAREZZA AL PD

Postato il: 27 ottobre, 2012 | 2 Commenti

AgenParl, qualche giorno fa, ha pubblicato l’intervista 24 ottobre 2012 rilasciata dai parlamentari PD Teresa Armato, Filippo Bubbico, Giovanni Legnini, Vidmer Mercatali e Salvatore Tommaselli. La posizione che ne emerge è tutt’altro che chiara, soprattutto per chi ricordi quella assunta da Cirillo e dello stesso Mercatali poco più di un mese fa, in sede di Festa nazionale del Turismo, quando è stato presentato il contestatissimo documento programmatico PD  come se si trattasse di una proposta salvifica rispetto alla questione balneare. Ricordiamo la ferma e netta posizione assunta, in quella sede, da Cristiano Tomei, coordinatore nazionale CNA Balneatori.
Ora questi cinque senatori parlano di apprezzamento dello sforzo del ministro e del Governo “per arrivare a una soluzione positiva” in tema di concessioni  balneari, laddove è noto che lo schema di decreto Gnudi sia stato contestato al punto da indurre i partiti della stessa maggioranza di governo, tra cui il PD, a bloccare il documento.
Si parla della necessità di effettuare “un’ultima verifica con la Comunità europea sui termini e i limiti di applicabilità della direttiva Bolkestein”, come se il Governo avesse già effettuato altre verifiche e come se l’applicazione della Direttiva servizi dipendesse esclusivamente dal “placet” dell’UE e non anche dall’impostazione che il Governo nazionale intende dare alla questione. Si pensi all’iniziativa spagnola, che non è stata preceduta da preliminari di sorta in ambito europeo.
Si parla di “eventualmente aprire il confronto sul decreto legislativo che regolamenta il settore “. “Eventualmente” è termine ipotetico, che mal si concilia con la assoluta imprescindibilità del confronto tra Governo, Regioni, Province, Comuni e organi di categoria.
Su una cosa siamo d’accordo con questo gruppo di senatori PD: la questione balneare “deve essere risolta al più presto”. Quando invece parlano di “rispetto di tutti gli interessi in gioco” siamo nuovamente in dubbio: quali interessi? ammettiamo quelli dello Stato, dei cittadini e dei concessionari, ma nessun altro soggetto può entrare in questa vicenda, iniziata con una inaccettabile lesione di diritti acquisiti.
Chiediamo chiarezza, senatori Armato, Bubbico, Legnini, Mercatali e Tommaselli. Chiarezza. E con voi la chiediamo al PD, partito che per bocca di Fassina, responsabile all’Economia, garantisce vicinanza al lavoro che c’è, ai lavoratori e alla piccola impresa (http://www.partitodemocratico.it/doc/242939/noi-stiamo-con-gli-operai.htm), mentre con Cirillo, responsabile al Turismo, elabora un documento che fa il paio con la bozza di decreto ammazzabalneari. Non è la prima volta che chiediamo inutilmente lumi sul pensiero PD in tema di questione balneare (si veda il nostro post 22 settembre 2012: L’APPARATO PD E LA QUESTIONE BALNEARE ITALIANA). Chissà se resteremo ancora senza risposta.


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DECRETO AMMAZZABALNEARI: COME FUNZIONA L’ITER AUTORIZZATIVO

Postato il: 27 ottobre, 2012 | Lascia un commento

Il decreto Ammazzabalneari è stato provvisoriamente bloccato da un’iniziativa congiunta PD-PDL-UDC. Moavero Milanesi e Gnudi si apprestano a partire in missione per Bruxelles, non si sa esattamente con quali intenzioni. Informare la Commissione che il Governo intende tutelare l’imprenditoria balneare italiana? Chiedere sommessamente l’autorizzazioni a prevedere qualche “paletto” a favore degli imprenditori balneari in attività? Valutare la compatibilità europea dell’attuale bozza di decreto? Diffidare la Commissione dall’assumere una decisione favorevole alla nuova legge spagnola in tema di demanio marittimo, per non creare un pericoloso precedente? Si accettano scommesse. In ogni caso è molto probabile che la bozza di decreto riparta a breve senza sostanziali variazioni. Se questo avverrà, come temiamo, è fondamentale che tutti abbiano idee chiare sulle possibili azioni di contrasto e sul tempo disponibile per attuarle.
Noi abbiamo studiato la situazione e abbiamo fatto due conti. Il decreto in questione è un decreto delegato, ossia il Governo ha già incassato una specifica delega ad agire e, adempiuti gli obblighi inerenti, può deciderne l’adozione anche se tutti gli organi istituzionali coinvolti sono contrari. Questo perché i pareri di questi organi, nessuno escluso, sono necessari, ma consultivi. Da un punto di vista tecnico, quindi, il Governo è fin d’ora libero di agire, seguendo un iter obbligato che può richiedere non meno di due mesi e mezzo – tre mesi dal primo passo formale: la decisione del Governo – organo collegiale – di procedere, convocando preliminarmente la Conferenza unificata, com’è esplicitamente previsto dalla Comunitaria 2010 (legge 15 dicembre 2011, n. 217), articolo 11, comma 2.
Poi ci sono le variabili politiche, non trascurabili e che, in periodo preelettorale, sembrano delineare qualche apertura a nostro favore. Chi voglia approfondire, legga la nota (cliccare sul link) che abbiamo presentato lo scorso 8 ottobre al SUN di Rimini, nell’ambito del direttivo CNA che si è tenuto in quella sede.



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