PERTINENZIALI – QUANTO VALE L’ODG PIZZOLANTE 9/1248-AR/27?

Postato il: 28 luglio, 2013 | Lascia un commento

CAMERA_DEPUTATI_LOGOIl disegno di legge: “Conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” (Atto Camera 1248-A/R) ci interessa particolarmente per gli aspetti inerenti l’attesa moratoria a favore delle imprese balneari pertinenziali, imprese, com’è noto, a concreto rischio di chiusura. Il disegno di legge – presentato alla Camera il 21 giugno, esaminato in Commissione dal 2 al 22 luglio 2013, discusso in Assemblea dal 22 al 26 luglio 2013 – non ha previsto nulla a questo riguardo, nonostante l’impegno assunto dal sottosegretario Baretta nel corso della prima riunione del tavolo tecnico tra Governo, parlamentari, ANCI, sindacati di categoria, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate, tenuta a Roma l’11 luglio 2013. Rispetto a questo argomento e al tentativo di rilanciare la moratoria in Senato attraverso l’ordine del giorno n. 9/1248- AR/27 firmato dagli onorevoli: Pizzolante (PDL), Abrignani (PDL), Arlotti (PD), Bergamini (PDL), De Maria (PD), Petitti (PD), Giacobbe (PD), Velo (PD), abbiamo sommariamente riferito il 25 luglio. Ritorniamo sull’argomento in quanto la sopravvenuta disponibilità del resoconto stenografico dell’Assemblea ci dà modo di approfondire la questione, basandoci su un documento ufficiale, reperibile nel sito della Camera all’indirizzo http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/ assemblea/html/sed0059/ stenografico.pdfIl resoconto della seduta n. 59 del 24 luglio 2013 – continuata nelle giornate di giovedì 25 e venerdì 26 luglio – informa che:
a.- l’articolo unico del disegno di legge n. 1248-A/R – conversione del decreto-legge in esame, sul quale il Governo ha posto la fiducia – è stato approvato con 427 voti favorevoli su 594 presenti e votanti (maggioranza 298) – pagina 21;
b.- l’ordine del giorno n. 9/1248-A/R/27 con il quale si è tentato di porre riparo alla gravissima lacuna del decreto, proponendo la sospensione dei pagamenti dei canoni relativi ai beni pertinenziali del demanio marittimo, è stato inizialmente dichiarato inammissibile, così come altri provvedimenti analoghi: “in quanto riproducono sostanzialmente il contenuto di proposte emendative già dichiarate inammissibili e comunque riferite a materie del tutto estranee rispetto a quelle recate dal provvedimento” – pagine 27 e 28;
c.- Pizzolante, illustrando l’odg del quale è primo firmatario ha precisato: “Signor Presidente, intervengo su un mio ordine del giorno firmato da tutti i gruppi di maggioranza che è stato dichiarato inammissibile per estraneità di materia. A parte il fatto che voglio capire qual è la materia estranea ad un provvedimento che contiene assolutamente di tutto, però volevo sottolineare che non c’è estraneità di materia perché io ho collegato l’ordine del giorno a tutta la parte che riguarda la semplificazione, riguarda la semplificazione burocratica, la semplificazione fiscale, perché tocca il tema dei cosiddetti maxi canoni demaniali per le pertinenze per i quali, attraverso una norma del 2007, l’ultima finanziaria Prodi del 2007, sono stati costruiti una serie di meccanismi di calcolo talmente farraginosi, talmente difficili, talmente incomprensibili che hanno portato tutte le amministrazioni coinvolte, dai comuni, al demanio, all’Agenzia delle entrate, a calcolare tutto al massimo portando ad aumenti dei canoni del 5-6 mila per cento. Questo aumento, che ha portato i canoni da circa 5-6 mila euro all’anno a 150-200 mila all’anno, in virtù di queste complicazioni burocratiche, di questo difficile calcolo dei canoni, porta trecento aziende italiane di fatto al fallimento. Allora, siccome si sta preparando una norma, fra l’altro sempre su questo provvedimento, per il Senato, perché non si è fatto in tempo qui alla Camera, l’ordine del giorno serve, appunto, a sollevare e a mettere in chiaro questa necessità, la necessità di sospendere i pagamenti per poter rivedere la norma nel senso della semplificazione burocratica e fiscale per un calcolo più giusto, più equo e più semplice. Infatti, con questi meccanismi di calcolo così complicati appunto si passa da 5 mila a 150 mila o 200 mila. Per questo, secondo me, ha assolutamente attinenza a tutto il tema della semplificazione.” – pagina 61;
d.- la presidenza della Camera ha ritenuto “di accogliere la richiesta di riesame della valutazione di inammissibilità dell’ordine del giorno Pizzolante n. 9/1248-A-R/27 formulata dall’onorevole Pizzolante. Tale ordine del giorno deve, pertanto, intendersi ammissibile. – pagina 179;
e.- Claudio De Vincenti, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, illustrando la posizione del Governo rispetto agli odg presentati, riferendosi alla proposta Pizzolante ha precisato: “Il Governo a proposito dell’ordine del giorno Pizzolante n. 9/1248-AR/27 che è stato riammesso comunica che è stato accettato a condizione che l’impegno sia riformulato nel modo seguente: «a valutare l’opportunità di adottare, nel rispetto delle compatibilità di finanza pubblica, provvedimenti tesi a rivedere i valori dei canoni e la normativa esistente nonché, nelle more, a sospendere per l’anno in corso i pagamenti riferiti alla situazione debitoria in essere».” – pagina 181;
f.- il presidente della seduta, prendendo atto del fatto che alcuni presentatori degli odg hanno accettato la riformulazione e non hanno insistito per votare la propria proposta, ha puntualizzato: “Pizzolante, n. 9/1248 – A/R/27, parere favorevole con riformulazione. Accetta.” – pagina 314. In altri termini, Pizzolante e gli altri firmatari dell’ordine del giorno hanno accettato la formulazione proposta dal Governo, senza chiedere la votazione da parte dell’Assemblea;
g.- la votazione finale dell’Atto Camera 1248-A/R ha visto la sua approvazione con 344 sì e 136 no. Maggioranza richiesta 241 – pagina 579.
Sembrerebbe tutto a posto, ma non è così. Premesso che un ordine del giorno non impegna niente e nessuno, come ha chiarito in passato l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Senato il 5 maggio 2011, è opportuno sottolineare che il Governo non si è impegnato ad accogliere la moratoria nel decreto, prossimamente in discussione al Senato, ma unicamente a valutarne l’opportunità, nel rispetto delle compatibilità di finanza pubblica. Impostazione inquietante, se riferita a un Esecutivo noto per la spiccata propensione al rinvio.



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