NO LEGGE SUBITO, NO ALLE ASTE

Postato il: 18 dicembre, 2015 | Lascia un commento

CRISTIANO_TOMEI_PESCARA_13.05.2013C’è chi, nel popolo dei balneari, dorme sonni apparentemente tranquilli. Ma c’è anche chi aspetta con ansia soluzioni miracolistiche che non esistono e chi, allargando il discorso ai media e alla politica, cerca unicamente visibilità, diffondendo irresponsabilmente tensione. Tutti parlano di tutto, spesso senza sapere nè capire, alimentando nervosismo, attese infondate e disinformazione. Ogni evento in calendario viene proposto come ultima spiaggia, opportunità da cogliere ad ogni costo, occasione che, se mancata, induce e giustifica qualsiasi proposta, anche avventata. Così è stato per la legge di Stabilità.
Ai vertici sindacali si divarica la forbice tra due note e antitetiche linee di pensiero: c’è chi si limita a esprimere appelli generici e inconsistenti alle istituzioni,  perché si legiferi purché sia, prima della temuta sentenza europea, con il rischio, o la certezza, di andare alle aste e, all’opposto, c’è chi continua a lavorare in modo organico e con onestà intellettuale, in attesa che la Corte si pronunci, preparando contromisure per ogni possibile evenienza, per riaffermare il buon diritto degli operatori, la non inerenza del comparto balneare italiano rispetto a normative europee applicate in modo discriminatorio e l’insopprimibile esigenza delle imprese balneari di ottenere contratti a tempo indeterminato, conditio sine qua non per portare avanti iniziative economiche che offrano prospettive di successo e siano in grado di produrre servizi qualificati, reddito, lavoro, occupazione, sviluppo e benessere.
Chi parla apertamente di aste ed evidenze pubbliche o apre a discorsi compatibili, oppure a ipotesi che preludano a tali destabilizzanti possibilità, lo fa, evidentemente, con finalità strumentali. Noi, che siamo unicamente imprenditori balneari scesi in campo per difendere le nostre imprese, le nostre famiglie e il nostro futuro; noi che non siamo a libro paga di nessun sindacato e che paghiamo di tasca nostra qualsiasi onere inerente, siamo schierati per la seconda linea di pensiero: quella di CNA Balneatori.
Per chi ancora non sapesse di cosa si stia parlando, rimandiamo all’articolo 16 dicembre 2015 con il quale Mondo Balneare, riportando una dichiarazione di Cristiano Tomei – presidente e coordinatore nazionale di questo efficiente e trasparente sindacato di categoria –  rettifica un precedente post, nel quale il blog in questione sembrava omologare linee sindacali molto diverse tra loro.
Il passo centrale della dichiarazione di Tomei, comunque, vogliamo richiamarlo senza mediazioni:

” Affermiamo senza mezzi termini che non siamo d’accordo sull’iniziativa di proporre un disegno di legge che anticipi l’attesa sentenza della Corte di giustizia europea. Sarebbe un pasticcio che ci porterebbe dritti alle evidenze pubbliche, magari con il contentino di un’ipotesi di sdemanializzazione a macchia di leopardo senza opzione per i concessionari attuali, proposta che non risolverebbe il problema per tutta la categoria e che ci porrebbero ulteriormente in cattiva luce di fronte all’opinione pubblica.

Siamo riusciti ad arrivare al punto centrale della questione balneare italiana praticamente da soli: sostenere al cospetto europeo la non inerenza del comparto balneare marittimo rispetto alla direttiva servizi. Ora c’è bisogno di capire bene chi si ponga al fianco delle imprese balneari.
La risoluzione sindacale di Cna Balneatori – emersa dalle assemblee nazionali di Ravenna e Rimini tenute nel 2015 – originale linea di pensiero del nostro sindacato, inizialmente addirittura avversata, assume oggi piena centralità in Europa, nel momento in cui il Tribunale costituzionale spagnolo qualifica le concessioni di quello Stato come beni, all’interno della famosa Ley de Costas. Italia e Spagna, paesi aderenti all’UE, sono sullo stesso piano, così come Portogallo, Grecia e Croazia. Se le concessioni demaniali marittime sono beni in Spagna, lo sono necessariamente anche in Italia. E se sono beni – come in effetti sono – le concessioni devono essere escluse dalla direttiva Servizi anche in Italia, così come lo sono state in Spagna, per effetto di una proroga di 45 anni. Evitiamo di girare intorno al problema pensando a soluzioni legislative che non risolverebbero nulla. Confrontiamoci con la realtà dei fatti. Chi ancora non ha preso posizione lo faccia, iniziando a sostenere che in Italia, come in Spagna, il comparto balneare deve essere tutelato e che deve essere riaffermato il diritto di esistere delle imprese in attività.”

Bravò Tomeì!!



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