TOMEI – CNA BALNEATORI – NOTA IN MERITO ALLA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE

Postato il: 9 luglio, 2016 | Lascia un commento

TOMEI_AL_LAVOROPubblichiamo, per l’interesse che riveste nel procedimento giurisdizionale europeo in questione, la sintetica nota tecnica elaborata da Cristiano Tomei – coordinatore nazionale CNA Balneatori – per i componenti il Consiglio nazionale di CNA Balneatori, per i responsabili regionali, territoriali e le imprese associate, a proposito della sentenza che la Corte di Giustizia europea ha rubricato per giovedì 14 luglio, sei giorni da oggi:

Cari colleghi,

giovedì 14 luglio è attesa la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE per quanto attiene la Causa C – 458/14, Promoimpresa s.r.l. e Consorzio Sponda bresciana Lago di Garda e Lago Idro (Così risulta dal sito della Corte di Giustizia, anche se l’udienza dibattimentale ha visto l’unificazione delle cause C – 458/14 e C – 67/15, promosse rispettivamente dal TAR Lombardia e dal Tar Sardegna. Si veda al riguardo il nostro post CNA BALNEATORI APPRODA ALL’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA – nota di Comitato Balneari Liguria) .

Dati identificativi del procedimento:

Pubblicazione: Gazzetta Ufficiale GU C 448 del 15/12/2014, pag.11
Materia: Libertà di stabilimento, libera prestazione dei servizi, concorrenza
Origine della questione pregiudiziale: TAR Lombardia
Procedimento ed esito: Rinvio pregiudiziale
Data deposito atto che introduce il giudizio: 3 ottobre 2015
Data udienza: 3 dicembre 2015
Data deposito conclusioni Avvocatura Generale: 25 febbraio 2016

Il rinvio pregiudiziale riguarda la legittimità dell’articolo 34-duodecies del D.L. n. 179/2012. Esso, novellando l’articolo 1, comma 18, del D.L. n. 194/2009, modificato dalla legge 26 febbraio 2010, ha disposto la proroga al 31 dicembre 2020 delle concessioni demaniali marittime aventi finalità turistico e ricreative in essere alla data del 30 dicembre 2009 (data di entrata in vigore del D.L. n. 194/2009) ed in scadenza entro il 31 dicembre 2015. Ricordiamo che, successivamente, il 24 dicembre 2012, l’articolo 1, comma 547 della legge n. 228/2012 (legge di stabilità 2013), ha esteso le previsioni dell’articolo 1, comma 18, del D.L. n.194/2009, come sopra modificato, alle concessioni aventi per oggetto:

– il demanio marittimo, per concessioni con finalità sportive
– il demanio lacuale e fluviale, per concessioni con finalità turistico-ricreative e sportive
– i beni destinati a porti turistici, approdi e punti di ormeggio dedicati alla nautica da diporto.

CNA Balneatori, con la memoria difensiva riversata dal pool dei propri legali (Avvocati Roberto Righi ed Ettore Nesi), nell’udienza dibattimentale del 3 dicembre scorso in Corte di Giustizia, ha sostenuto le seguenti tesi giuridico – sindacali:

1.- legittimità della proroga al 31/12/2020
2.- estraneità del comparto balneare italiano alla direttiva servizi e alla direttiva concessioni
3.- gli stabilimenti balneari non sono concessioni di servizi, ma concessioni di beni, per nulla scarsi. Questo fatto consente di attuare una politica di apertura alla concorrenza su un numero di nuove concessioni almeno pari a quelle del comparto esistente, senza distruggere, attraverso il ricorso ad aste ed evidenze pubbliche, il sistema attualmente in attività, socialmente ed economicamente integrato nell’economia turistica delle regioni costiere italiane.

Il 13 gennaio 2015, il Servizio giuridico della Commissione europea ha indirizzato al presidente e ai giudici della Corte di Giustizia UE un nota che assume importanza nella questione inerente la domanda pregiudiziale presentata alla stessa CGUE dal TAR Lombardia nella citata causa C-458/14. Dopo avere argomentato sulla controversa questione, il Servizio Giuridico conclude in questi termini:

« 54. Alla luce delle considerazioni che precedono, la Commissione suggerisce pertanto di rispondere al quesito pregiudiziale formulato dal TAR Lombardia come segue:
“una norma nazionale, come quella controversa nella causa principale, che determini un’automatica proroga ex lege della data di scadenza delle concessioni di beni demaniali, consentendo così ai concessionari esistenti di continuare a sfruttare economicamente tali beni anche dopo la scadenza del termine previsto dalle rispettive concessioni, comporta una violazione dell’articolo 12 della Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, nonché, se applicata con riferimento a concessioni di beni demaniali con interesse transfrontaliero certo, dell’art. 49 TFUE” ».

Il giorno prima, 12 gennaio 2015, l’avvocatura di Stato, per conto del Governo italiano, ha depositato presso la Corte conclusioni del tutto opposte, che ripropongo:
« 59. Per le motivazioni sopra esposte, si chiede conclusivamente a codesta On. Corte di Giustizia di voler valutare la irricevibilità della domanda pregiudiziale in esame per mancanza del necessario requisito della pertinenza in concreto con la causa instaurata innanzi al giudice remittente.
60. In subordine, si chiede di voler comunque ritenere compatibile con il diritto comunitario la proroga al 2020 delle concessioni marittime lacuali e fluviali in essere, prevista dall’art. l’art. 1, comma 18, del d. l. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito con legge del 26 febbraio 2010, n. 25, e successive modificazioni. »

Giovedì 7 luglio 2016, nel corso dell’incontro tenuto a Roma tra le principali associazioni di categoria del comparto balneare e il ministro agli Affari regionali, Enrico Costa, CNA Balneatori – presente e rappresentata dal sottoscritto – ha chiesto l’approvazione di un provvedimento normativo che contempli 30 anni di proroga per le attuali impreseHa chiesto inoltre un’azione politico-istituzionale collegata, attraverso la quale si attivi a Bruxelles un negoziato sostenuto da tutti gli stati europei che abbiano coste turistiche balneabili. Questo per equità fondamentale in ambito europeo e per evitare la distruzione di 30 mila imprese balneari italiane e la dissoluzione del lavoro e delle prospettive di vita di altrettante famiglie.
Ha chiesto altresì di porre finalmente a Bruxelles la questione delle questioni: la Direttiva servizi non sarà mai percepita in Italia come attinente alle nostre imprese balneari fino a che non sarà interpretata correttamente, cioè fino a che  le concessioni demaniali marittime italiane siano escluse dalla Direttiva, com’è logico sia, in quanto riferite a beni e non a servizi. Bisogna ripartire dal recepimento italiano di questa Direttiva e modificarlo, escludendo dalla sua applicazione le 30 mila imprese balneari attualmente in attività.
In caso di sentenza negativa, infine, CNA Balneatori ritiene necessario approvare immediatamente una norma transitoria, che assodi la legittima vigenza delle attuali concessioni. Questa iniziativa è necessaria ma non sufficiente, infatti soprattutto un periodo transitorio di 30 anni, simile a quello che è stato accordato in Spagna, riconsegnerebbe il diritto di esistere a 30 mila imprese balneari italiane.

A disposizione per ogni chiarimento.
Grazie per l’attenzione.

Cristiano Tomei
Coordinatore Nazionale Cna Balneatori “




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