DOCUMENTI CNA BALNEATORI: CONSIDERAZIONI

Postato il: 10 agosto, 2016 | 1 commento

054Il 2 agosto 2016, l’Ufficio di presidenza di CNA Balneatori, convocato presso la sede nazionale di Roma, ha discusso le “Osservazioni sulla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, sez. V, 14 luglio 2016, in C-458/14 e c-67/15, con particolare riferimento ai suoi effetti sui rapporti concessori in atto”, studio giuridico riferito al giudizio unificato Promoimpresa e Melis, redatto per conto della Confederazione dagli avvocati Roberto Righi ed Ettore Nesi.
L’Ufficio di presidenza ha inoltre approvato il documento sindacale “La questione balneare italiana: riordino della normativa demaniale turistico-ricreativa”.
Pubblichiamo entrambi i documenti per memoria, con ritardo, dovuto ad impegni di lavoro, tranquillizzati dal fatto che altre autorevoli fonti li hanno divulgati pressoché in tempo reale.
Ci limitiamo qui ad evidenziare alcune importantissime considerazioni conclusive dello studio Righi-Nesi (paragrafo 20.5).
La sentenza della Corte di Giustizia suggerisce una soluzione interpretativa della Direttiva servizi che non spogli i concessionari demaniali in attività della loro azienda e del relativo avviamento commerciale. Tali beni appartengono inequivocabilmente ai concessionari e trovano legittimo fondamento nella normativa nazionale che garantiva il diritto di insistenza sul bene pubblico (articolo 37 Codice navigazione) e il rinnovo automatico delle concessioni (articolo 10 legge 16.3.2001, n. 88).
L’applicazione della Direttiva Servizi alle concessioni demaniali marittime costituisce un’ingerenza al diritto di proprietà delle imprese balneari, intervento che, come chiarisce la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) in data 5 gennaio 2000 (affaire Byeler c. Italie, requête n. 33202/96), è compatibile con l’art. 1 del 1° Protocollo addizionale CEDU solo se garantisce il «giusto equilibrio» tra le esigenze dell’interesse generale della comunità e l’imperativo (categorico) della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo. Questo non sembra essere verificato nella questione balneare italiana, anche perché la tutela della concorrenza non costituisce un’esigenza di pubblica utilità di portata tale da giustificare il trasferimento forzoso di beni o altre utilità dall’imprenditore che ne sia titolare ad altro imprenditore.
È quindi compito dei pubblici poteri della Repubblica italiana e delle istituzioni comunitarie garantire adeguati livelli di protezione a tali diritti.
Questi i criteri che devono orientare l’attività sindacale e che sicuramente orienteranno CNA Balneatori. Auguriamoci che siano condivisi.



Commenti

1 commento a “DOCUMENTI CNA BALNEATORI: CONSIDERAZIONI”

  1. Gianfranco Cardosi
    agosto 12, 2016 @ 12:57

    Come correttamente è stato rilevato nel comunicato, spetta ai pubblici poteri della Repubblica italiana, ed alle Istituzioni Comunitarie, salvaguardare la vita delle 30.000 imprese turistico-ricreative stabilimenti balneari che, ormai da secoli, operano legittimamente su suolo pubblico classificato come “demanio marittimo”.
    Purtroppo, dal gennaio 2004 (proposta della Direttiva servizi comunemente nota come Bokestein), al dicembre 2006 (anno di approvazione della Direttiva stessa) nulla è stato fatto, a livello europeo, ai fini di detta salvaguardia, come niente è stato fatto, a livello italiano, dal 2006 al 2010, (anno di recepimento della Direttiva nel nostro ordinamento, avvenuto con il D Lgs 59/2010), e successivamente fino ad oggi, a differenza, invece, di quanto accaduto per altre categorie di operatori economici quali: tassisti, noleggiatori con conducente,farmacie, giochi d’azzardo, lotterie, scommesse, case da gioco, servizi notarili, ecc, espressamente esclusi dalla applicazione della Direttiva, dagli artt. 6 e 7 del D Lgs n 59.
    Con volontà politica, poca perdita di tempo, accedendo ad una nuova, attuale e moderna classificazione del “beni pubblici” e conseguente abbandono della “veste di bene demaniale” del suolo dove insistono gli stabilimenti balneari, che risale ormai ad epoca pre-costituzionale, si sarebbe potuto affrontare e risolvere, con buona pace per tutti, senza studi, pareri, contenziosi vari ecc.ecc., il problema “stabilimenti balneari”, purtroppo sfociato nella nota sentenza della CGUE del 14 luglio 2016 cause C458/14 e C 67/15.

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