L’UE BOCCIA IL PROGETTO GOVERNATIVO DI RIFORMA DEL DEMANIO MARITTIMO

Postato il: 29 luglio, 2016 | Lascia un commento

GOZIlowri-evans-2014L’incontro del 27 luglio 2016 tra il Governo – rappresentato dal ministro Enrico Costa – e i rappresentanti delle Regioni italiane, tra cui Marco Scajola – Regione Liguria – coordinatore nazionale al Demanio e Giovanni Lolli – Regione Abruzzo – coordinatore nazionale al Turismo, ha consentito di valutare l’esito, sostanzialmente negativo, della missione condotta in UE, circa una settimana dopo la sentenza della Corte di Giustizia, dalla delegazione italiana guidata dal sottosegretario Sandro Gozi. Si tratta del primo contatto del genere del quale si abbia esauriente informazione ufficiale, attraverso la nota 22 luglio 2016, redatta dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e pervenuta alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 26 luglio successivo, documento disponibile in rete e che qui pubblichiamo.
Mercoledì 20 luglio, Gozi ha incontrato Lowri Evans – pragmatica signora inglese – direttore generale del dipartimento di crescita dell’Unione, per esporre alla DG i contenuti del progetto di legge delega attraverso il quale il Governo, pur avendo ripetutamente dimostrato di ignorare la realtà effettiva dell’impresa balneare, avrebbe inteso ridisegnare la normativa demaniale marittima italiana.
Le linee guida elaborate dal Governo italiano prevedevano il criterio di conciliare la libertà d’accesso all’uso del demanio marittimo con il legittimo affidamento degli operatori presenti sul mercato. La Evans non ha prefigurato l’immediata apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano, ma ha elencato una serie di criteri comunitari che hanno letteralmente stroncano l’iniziativa governativa proposta. Ecco i principali:
1.- è legittima l’aspettativa di ammortizzare gli investimenti effettuati, mentre è ingiustificata la richiesta di prorogare le concessioni ai fini di una corretta gestione imprenditoriale, perché lesiva del principio di libera concorrenza. Le misure compensative adottate, secondo l’UE, devono evitare di avvantaggiare gli attuali concessionari, anche se – aggiungiamo noi – ad essi soltanto va il merito di avere creato e consolidato nel tempo il comparto balneare italiano esistente, incontestabile elemento trainante di primaria importanza per l’economia nazionale;
2.- è consentito tenere conto degli ammortamenti residui nel determinare l’ipotetico valore di subentro, mentre riconoscere il corretto valore di avviamento dell’impresa per finalità di indennizzo potrebbe configurare un indebito vantaggio per gli operatori in attività. La evidente lesione che correlativamente si crea nei confronti dei concessionari italiani attraverso l’adozione di questo assurdo criterio, invece, non turba minimamente l’UE. Evans considera la questione del tutto marginale, nonostante la delegazione italiana abbia precisato che la costante giurisprudenza della nostra Corte costituzionale riconosce ai concessionari parità di trattamento rispetto alle imprese private;
3.- curiosa, in particolare, la motivazione della bocciatura adottata nei confronti della proposta governativa di riconoscere all’imprenditore italiano l’esperienza che gli compete. L’UE, sempre in nome del moloch della concorrenza, preferisce “guardare al futuro e non al passato”. Meglio facilitare l’ingresso di nuovi operatori, anche se sconosciuti, probabilmente impreparati, sicuramente estranei al contesto socio-politico-economico locale nel quale dovranno operare, piuttosto che tutelare capacità imprenditoriali assodate, tenuta aziendale accertata nelle ricorrenti situazioni di criticità aziendale, occupazione, integrazione sociale e culturale, legittimo affidamento ed altro ancora. Questa preclusione, sia pure sostenuta da motivazioni meno becere di quelle adottate dalla Evans, era tuttavia prevedibile, se si considera la sostenuta ineludibilità della Direttiva servizi, la sua distorta interpretazione corrente, il disposto dell’articolo 12, 2.
Oltre a ciò – e questa proprio non la sapevamo – Evans ha fatto notare che gli stati membri non possono disporre autonomamente delle loro coste: la gestione di tali risorse è infatti condizionata dalla compatibilità con il piano generale europeo, al quale il singolo piano nazionale deve necessariamente aderire. L’Unione decide tutto per tutti. I fatti dicono che questa asserita uniformità di trattamento non è affatto uniforme, basta leggere le esclusioni della direttiva servizi, ma questa è la versione ufficiale.
Quanto alla disparità di trattamento rilevate per Spagna e Portogallo (e perché non per Croazia, Grecia e chissà quante e quali altre realtà costiere europee – marittime, lacustri e fluviali – utilizzate con finalità turistico-ricreative, nonostante condizioni climatiche talora profondamente diverse da quelle italiane – cfr. nota a piè di pagina) Evans ha precisato che, a seguito della sentenza, non è esclusa l’apertura di specifiche procedure di infrazione. Tuttavia, per il momento – ha aggiunto – Portogallo e Italia, che potrebbe fare da apripista nel definire procedure Ue-compatibili, non sono in infrazione. Della Spagna e del resto d’Europa ovviamente non si parla.
Il discorso non finisce qui, è stato addirittura fissato un appuntamento tra Italia ed UE per settembre, ed è ovvio che, se vogliamo tentare di scardinare il muro che l’Europa ha costruito per tenere fuori le nostre legittime aspettative sarà necessario prendere opportuni provvedimenti prima di allora.

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Nota:

Si vedano, ad esempio:

per la Danimarca:
http://www.visitdenmark.it/it/danimarca/natura/spiagge-danimarca

per l’Austria:
http://www.camping-woerthersee.at/it_it_xhtml-9-start.php

per la Svezia:
http://www.sveziaturismo.com/malmo/spiagge-a-malmo/




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TOMEI, CNA BALNEATORI: ACQUISITA NORMA PONTE, ASSICURARE CONTINUITA’ AZIENDALE ED ESCLUDERE PROCEDURE COMPARATIVE

Postato il: 18 luglio, 2016 | 1 commento

CRISTIANO_TOMEI“Dopo il provvedimento salva spiagge al vaglio del Parlamento, necessario per mantenere la legittimità per le attuali concessioni, si lavori per evitare procedure comparative per le 30.000 imprese balneari in attività.”
Questa la dichiarazione di Cristiano Tomei – coordinatore nazionale di Cna Balneatori – in relazione alla sentenza della Corte di Giustizia UE e in concomitanza con la discussione parlamentare della norma che convalida le attuali concessioni.
“Le motivazioni a supporto della sentenza della Corte di Giustizia – aggiunge Tomei – aprono uno scenario importante, sostenuto nella memoria difensiva del pool di avvocati di Cna Balneatori sul legittimo affidamento e sull’attivazione della procedura del “doppio binario”, su scala regionale e comunale. E’ necessaria un’immediata convocazione del Tavolo tecnico tra Governo, Regioni, Comuni e sindacati, per arrivare ad una proposta forte e condivisa che, dopo la norma ponte, assicuri continuità aziendale alle attuali imprese ed escluda le procedure comparative. Lo stesso discorso vale per le imprese pertinenziali, soggette a canoni insostenibili, per le quali bisognerà ottenere l’abolizione del moltiplicatore OMI.”.



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TOMEI – CNA BALNEATORI: LEGGI REGIONALI PER STABILIRE CHE RISORSA SPIAGGIA NON È SCARSA

Postato il: 18 luglio, 2016 | Lascia un commento

TOMEI_8_11_2015Questo il commento di Cristiano Tomei – CNA Balneatori, dopo la sentenza UE: “Adesso spetta alle Regioni stabilire con proprie leggi che la risorsa spiaggia non è scarsa e limitata. Le Regioni attivino subito una verifica con i Comuni costieri, per acquisire il dato relativo alla disponibilità degli arenili, al netto delle spiagge relative agli attuali concessionari e di quelle utilizzate per spiaggia libera e riserve marine. Procedano conseguentemente a stabilire, su base regionale e attraverso i Comuni costieri, al rilascio di autorizzazioni (secondo quanto stabilito nella Direttiva europea sulle concessioni, appena recepita in Italia), per assicurare la continuità aziendale alle attuali imprese balneari, senza attivare procedure comparative.”
Ecco il punto 43 della Sentenza 14 luglio 2016 della Corte di Giustizia europea:
“43.- Per quanto riguarda, più specificamente, la questione se dette concessioni debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità delle risorse naturali, spetta al giudice nazionale verificare se tale requisito sia soddisfatto. A tale riguardo, il fatto che le concessioni di cui ai procedimenti principali siano rilasciate a livello non nazionale bensì comunale deve, in particolare, essere preso in considerazione al fine di determinare se tali aree che possono essere oggetto di uno sfruttamento economico siano in numero limitato.”
164Ed ecco l’inerente commento dell’avvocato Ettore Nesi:
“Per quanto riguarda, più specificamente, la questione se dette concessioni debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni, per via della scarsità delle risorse naturali, spetta al giudice nazionale verificare se tale requisito sia soddisfatto. A tale riguardo, il fatto che le concessioni di cui ai procedimenti principali siano rilasciate a livello non nazionale bensì comunale deve, in particolare, essere preso in considerazione al fine di determinare se tali aree, che possono essere oggetto di uno sfruttamento economico, siano in numero limitato»
Dal punto 43° ricavo che è compito del giudice nazionale verificare se la risorsa è scarsa oppure no.
De iure condito (cioè in base al diritto esistente – n.d.r.), la valutazione verrà fatta su base comunale. È ipotizzabile che a livello comunale le risorse siano soventi scarse.
De iure condendo (ossia in base alla normativa in corso di elaborazione – n.d.r.), ove gli affidamenti avvenissero su base regionale, sarebbe invece agevole dimostrare che il numero di autorizzazioni assentibili non è scarso.



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14 LUGLIO 2016: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Postato il: 14 luglio, 2016 | Lascia un commento

CORTE_GIUSTIZIA_UE14 luglio 2016. Dopo il comunicato stampa della Corte di Giustizia UE nelle cause riunite Promoimpresa, Melis e altri, è stato finalmente pubblicato il dispositivo della sentenza.
Ci riserviamo di approfondire l’argomento, rispetto al quale, peraltro, ribadiamo l’impressione avuta in prima lettura del comunicato stampa: la sentenza esprime alcuni concetti che si prestano ad essere utilizzabili, quanto meno in ambito politico, ai fini di una efficace tutela del comparto.
Completiamo l’informazione pubblicando due note stampa uscite oggi: la prima, diramata da ANSA (Spiagge:UE boccia proroga concessioni), conferma la bocciatura della proroga italiana al 2020.
La seconda, di HUFFINGTON POST (“Spiagge, la Corte Ue boccia l’Italia sulla proroga automatica delle concessioni”), commenta la sentenza nelle grandi linee.
Pubblichiamo infine il comunicato stampa odierno di CNA Balneatori, a firma di Cristiano Tomei – coordinatore nazionale – il quale affronta il nodo centrale della questione, quello politico, in termini chiari e costruttivi:
1.- il Governo deve trovare strumenti che consentano alle 30 mila imprese balneari italiane di proseguire la propria attività, garantendo investimenti realizzati, livelli di occupazione e mantenimento dei risultati di una vita di lavoro;
2.- annuncia un confronto con il Governo per fare ripartire il negoziato del “doppio binario”, indispensabile per assicurare continuità aziendale alle attuali imprese balneari;
3.- annuncia lo stato di mobilitazione della categoria;
4.- chiede al Governo il decreto legge necessario per consentire ai balneari di continuare ad esercitare l’attività aziendale in condizioni di legalità;
5.- chiede infine alla politica  «… di aprire un negoziato con gli organismi comunitari, sin qui troppo timido e inefficace rispetto ai diktat di Bruxelles, (negoziato) che permetta a migliaia di imprese di contare su un lungo periodo di certezza nell’esercizio della propria attività. Obiettivo che l’Italia potrà raggiungere, valorizzando le peculiarità e specificità del nostro sistema turistico costiero, facendo fronte comune con altri Paesi dal turismo costiero simile al nostro, come Spagna, Portogallo, Grecia, Croazia, interessati quanto l’Italia alla revisione della Direttiva Bolkestein in materia di servizi e favorevoli all’attività delle attuali imprese turistiche della balneazione».



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70 ANNI DI CNA, RIFORMA COSTITUZIONALE E REFERENDUM

Postato il: 7 luglio, 2016 | Lascia un commento

VOTONOPrendiamo atto degli interventi in merito alla proposta di riforma costituzionale effettuati da Daniele Vaccarino – presidente nazionale CNA – Confederazione nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa, nell’ambito delle celebrazioni del 70° della Confederazione. Altrettanto facciamo per gli interventi in merito alla proposta di riforma costituzionale di Giorgio Napolitano – presidente emerito della Repubblica italiana – e di Maria Elena Boschi – ministro per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento – presenti entrambi al convegno CNA del 5 luglio 2016.  Non li condividiamo, ma non vogliamo sprecare tempo ed energia in polemiche inutili. Chi desideri approfondire l’argomento lo faccia riferendosi al sito www.cna.it e, in particolare, ai link:

http://www.cna.it/notizie/oggi-lavvio-delle-celebrazioni-del-settantesimo-con-il-presidente-napolitano-e-il-ministro

http://www.cna.it/notizie/vaccarino-settanta-anni-di-storia-non-sono-solo-un-insieme-di-eventi-di-cui-avere-memoria

http://www.cna.it/notizie/vaccarino-su-corsera-e-lunita-la-risposta-dei-media, indirizzo, quest’ultimo, che evidenzia in particolare le interviste rilasciate da Vaccarino al Corriere della sera e all’Unità.

Noi di Comitato Balneari Liguria, microimprenditori balneari, associati CNA Balneatori e, soprattutto, cittadini italiani convinti assertori del NO al quesito referendario, voteremo liberamente NO e sosterremo l’opportunità di questa scelta con tutte le nostre forze. Vi invitiamo a fare altrettanto.



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MANOVRE BALNEARI: COSTA – SOLLECITATO – CONVOCA TAVOLO INTERREGIONALE RISTRETTO

Postato il: 3 luglio, 2016 | Lascia un commento

COSTA_LUGLIO_2016SCAJOLA_LUGLIO_2016Enrico Costa – ministro per gli Affari regionali e le Autonomie – risponde alla richiesta di incontro formulata dal tavolo interregionale sul Demanio, tenuto a Roma lo scorso 27 giugno, convocando una riunione ristretta (Liguria, Emilia Romagna, Abruzzo)  per martedì 5 luglio.
Ne dà notizia Marco Scajola – assessore all’Urbanistica, Pianificazione territoriale ed Edilizia della Regione Liguria, nonché coordinatore nazionale delle Regioni per il Demanio – sul sito istituzionale della sua Regione. Scajola, nel video incluso nel comunicato stampa, si dice soddisfatto per la rapidità con cui è stata indetta la convocazione e auspica che, dal Governo centrale, arrivino risposte concrete per le istanze regionali, soprattutto in relazione alla attesa sentenza della Corte di Giustizia UE, prevista per il prossimo 14 luglio.
L’assessore non manca di ottimismo. Le risposte ci saranno, ma non saranno orientate alla tutela del comparto balneare italiano, al quale Scajola riconosce da sempre valore strategico per l’economia dell’intero Paese. Costa, negli interventi pubblici svolti prima della recente campagna elettorale, ha chiarito che non intende tutelare i balneari. Anzi. Nelle intenzioni del ministro – cioè del Governo – il comparto è destinato ad andare rapidamente e ineluttabilmente all’asta, perché così vogliono i poteri forti e così vuole la Bolkestein. Tutti sappiamo che la direttiva è estranea alle concessioni demaniali marittime italiane, ma essa costituisce un alibi perfetto per chi intenda servirsene. Non dimentichiamo che una rigorosa e neutrale interpretazione della Bolkestein, se pure essa fosse ritenuta inerente al comparto balneare, avrebbe consentito al Berlusconi IV e ai governi che lo hanno seguito ampi margini di manovra per escludere il settore, se solo lo si fosse voluto. Invece – strumentalmente – ogni esecutivo nazionale, da allora, continua a riproporre questa direttiva come insormontabile elemento di chiusura della questione balneare italiana. Slogan efficace, dopo quasi un decennio di ininterrotte ripetizioni, se perfino la Regione Liguria dell’assessore Scajola, un caposaldo dei balneari italiani, titola il proprio comunicato stampa: “BOLKESTEIN: MARTEDI’ 5 LUGLIO INCONTRO COL MINISTRO COSTA”.
Aderire a opinioni non condivisibili per il prevalente o esclusivo orientamento degli interessi in campo e della comunicazione di massa che ne consegue è un atteggiamento perdente. Se si crede realmente nel valore delle proprie idee e si opera per realizzarle, si dovrebbe avere più coerenza e più coraggio. Questo, con il dovuto rispetto, è il nostro messaggio per Marco Scajola, alla vigilia del tavolo convocato dal Governo. Ma, dobbiamo aggiungere, a nostro parere questo non è ancora il momento per mettere in campo iniziative di reale sostanza: dobbiamo prima conoscere le motivazioni della sentenza UE. La aspettiamo con interesse. Mancano solo 11 giorni.



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14 LUGLIO: DEPOSITO SENTENZA CORTE GIUSTIZIA UE

Postato il: 17 giugno, 2016 | Lascia un commento

CRISTIANO_TOMEI_PESCARA_13.05.2013L’ufficio di pronta assistenza sindacale CNA Balneatori – come sempre operativo h24 – ci segnala che la sentenza della Corte di Giustizia europea nella causa inerente la proroga al 2020, attesa da tutti gli addetti ai lavori, sarà depositata giovedì 14 luglio 2016.
Cristiano Tomei – coordinatore nazionale CNA Balneatori – che abbiamo invitato ad esprimere un giudizio, ci ha rilasciato questa dichiarazione: “Gli uffici di CNA, sempre al lavoro, sempre attenti alle problematiche del balneatori, mi hanno informato in tempo reale, quando ancora sono fuori sede per assemblee di categoria che, se le indicazioni fornite dal link ufficiale della Curia UE sono esatte, la sentenza della Corte di Giustizia europea sarà depositata il prossimo 14 luglio.
Se la data sarà confermata, anche questa volta abbiamo avuto ragione nel continuare a svolgere ininterrottamente riunioni e incontri nelle città rivierasche delle regioni costiere italiane. Questo è il momento di tenere la categoria unita, compatta e vigile. Questo è il momento di dare sostegno alle nostre imprese perché quella che ci attende sarà una vertenza sindacale ancora più dura ed estenuante di quella che abbiamo vissuto finora. Questo è il momento di tenere alto il confronto con le Regioni per mantenerle il più vicino possibile alla nostra piattaforma sindacale che, lo ricordiamo, prevede 30 anni di proroga e ripartenza del doppio binario e il NO ALLE ASTE. Questo abbiamo fatto presente ieri al coordinatore al turismo Lolli, vicepresidente della Regione Abruzzo; questo messaggio, nei prossimo giorni, porteremo alle altre Regioni italiane. Sosteniamo la non inerenza della Direttiva servizi e quindi l’assoluto NO ALLE ASTE E ALLE EVIDENZE PUBBLICHE per l’attuale comparto balneare italiano.
In queste ore abbiamo preso contatto con il nostro pool di avvocati che, nell’ottica della strategia giuridico sindacale perseguita da CNA Balneatori, ha depositato e discusso le memorie difensive a tutela della proroga al 2020, a sostegno della inconsistenza della tesi che parla di scarsità della risorsa spiaggia, a difesa  dell’assunto di non inerenza dell’art. 12 della Direttiva servizi con la realtà delle nostre concessioni demaniali. Nei prossimi giorni convocheremo il direttivo nazionale CNA Balneatori, unitamente ai nostri legali, per mettere in campo la strategia sindacale che attueremo da qui al giorno della sentenza e durante il periodo successivo. Questo è il nostro compito. Questo è il nostro dovere di sindacalisti. Questo stiamo facendo e continueremo a fare.”




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QUESTIONE BALNEARE: LA RISPOSTA UE A MARA BIZZOTTO CONFERMA INQUIETANTI RIFLESSIONI

Postato il: 11 giugno, 2016 | 2 Commenti

Bizzotto_Mara_official_photo1296304-elzbieta-bienkowskaAntonio Smeragliuolo ci segnala che Elżbieta Bieńkowska, per conto della Commissione europea, con nota 3 giugno 2016 (cfr. [1]), ha finalmente risposto all’interrogazione 10 marzo 2016 dell’europarlamentare italiana Mara Bizzotto (ENF) (cfr. [2]). Risposta apparentemente vaga, che invece, nel puntualizzare il rinvio alle interrogazioni e alle risposte promosse dall’europarlamentare sul tema balneare italiano, richiama e sottolinea alcune significative posizioni della Commissione:

a.- la Ley de costas, che Bieńkowska dice sia stata adottata nonostante fosse stata impugnata presso la Corte costituzionale spagnola (cfr. [3]), è stata dichiarata compatibile con la Direttiva servizi, con sentenza 13.11.2015 del Tribunal constitucional, nella parte in cui concede una proroga straordinaria ai concessionari di beni demaniali marittimi (cfr [4]);

b.- in tema di premialità nei confronti dei concessionari uscenti, la Commissione (ancora con il commissario Barnier) precisa che spetta agli Stati membri stabilire la procedura per il rilascio delle autorizzazioni, ai sensi degli articoli 9, 10 e 12 della direttiva (cfr. [5]). Chiarisce inoltre che essi, nello stabilire le regole della procedura di selezione, possono tener conto di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi d’interesse generale conformi al diritto comunitario (cfr. [5]) e anche di esperienza professionale, quando essa risulti pertinente ai fini dell’esercizio dell’attività (cfr. [5]), cioè sempre, sia pure con modalità proporzionali all’importanza che tale criterio potrebbe rivestire per il rilascio dell’autorizzazione. In pratica la Commissione chiarisce che gli Stati membri sono i veri arbitri della situazione: possono attuare esattamente quello che decidono, come Spagna, Portogallo e Croazia hanno ampiamente dimostrato. Gli Stati agiscono. L’UE alternativamente approva (Spagna), o tace (Portogallo e Croazia) oppure cazzia (Italia), a seconda dell’aria che tira;

c.- la Commissione assicura che, nell’ambito dell’Unione, sarà adottata piena parità di trattamento nella valutazione di situazioni analoghe (cfr. [6]). Finora questo non è successo, ma si tratta di un nostro preciso diritto e sarà opportuno fare tutto quanto occorra per difenderlo.

La desolante sensazione che si ricava da queste considerazioni è che la Commissione, preso atto del costante orientamento dei Governi italiani che si sono succeduti dalle origini e dagli esiti della prima procedura d’infrazione, aperta nel 2009, rispettando l’autonomia decisionale dello Stato italiano, abbia deciso di seguire a ruota e, più recentemente, abbia ritenuto opportuno delegare alla magistratura europea il compito di delineare la soluzione del problema. L’impressione, peraltro non nuova, è che i Governi italiani che si sono succeduti dal 2008, per non dire dal 2006, sottovalutando la portata della questione e le ripercussioni della loro decisione, abbiano perseguito l’obiettivo di smantellare l’attuale comparto balneare marittimo, fondato sulla solidità di fondo della piccola imprenditoria familiare, per favorire la finanza, la grande impresa, l’assegnazione clientelare del demanio marittimo.
Altra considerazione emergente è che la Direttiva 2006/123/CE (Bolkestein) continua a tenere banco, nonostante sia incontestabilmente fuori tema, con tutte le implicazioni del caso. Le concessioni demaniali marittime turistico-ricreative – come precisato al paragrafo 3 del “Memorandum sulla questione balneare italiana” elaborato dallo studio legale associato Paolini e Nesi per CNA Balneatori – hanno per oggetto beni e non attività. Ad esse quindi non può essere applicata la Direttiva servizi, né tanto meno l’art. 12 della stessa, anche perché le attività che possono essere esercitate sul bene demaniale, specificamente elencate dall’art. 01 del D.L.5 ottobre 1993, n. 400, convertito in legge il 4 dicembre 1993, n. 494 non sono soggette ad autorizzazioni contingentate “per via della scarsità delle risorse naturali”. Quindi è chiaro, dobbiamo pretendere di uscire dalla vecchia Bolkestein: non ci riguarda!!



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LEGGE 31/2016 REGIONE TOSCANA: DURERA’?

Postato il: 6 giugno, 2016 | Lascia un commento

100_1378Circa una settimana fa, abbiamo ricevuto da Nando Cardarelli, di Comitato Salvataggio Imprese e Turismo Italiano, la nota 1.6.2016, che pubblichiamo. Con essa il Comitato ha evidenziato il diffuso dissenso suscitato, nel mondo balneare, dalla legge della Regione Toscana n. 31 del 3 maggio 2016, soprattutto per le possibili ripercussioni sulla vertenza nazionale in atto. Il documento informa che, da più parti, sono state inoltrate richieste di incontro urgente alla Regione Toscana e se, a distanza di giorni, Cardarelli ci ha rispedito la stessa comunicazione, dobbiamo pensare che la Regione non abbia risposto e non sia disponibile per incontrare la categoria in questo momento.
Ne prendiamo atto e ipotizziamo che tale atteggiamento attendista possa essere posto in relazione con l’impugnativa della legge regionale campana n. 6 del 5 aprile 2016, recentemente deliberata dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro Costa – Affari regionali ed autonomie. Tale legge, a giudizio del Governo, conterrebbe, in materia di concessioni demaniali marittime, norme lesive dei principi posti a tutela della concorrenza dall’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione. Sicuramente anche altre disposizioni della legge in questione, particolarmente quelle che prevedono condoni edilizi diffusi, hanno influito sulla censura governativa, ma se le disposizioni contestate rispetto alla questione balneare sono quelle contenute nell’art. 17 (Norme per lo sviluppo del turismo balneare), riscontriamo molte analogie con la citata legge regionale 31/2016. La regione Toscana sta forse aspettando che il Governo prenda posizione sulla legge in questione prima di incontrare i balneari? Oppure il Governo sta aspettando di conoscere il contenuto delle linee guida alla legge prima di intervenire? Forse entrambe le cose, tutto può essere.



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TOMEI RISPONDE A BARETTA: VALORIZZARE LE IMPRESE BALNEARI PER EVITARE LE ASTE

Postato il: 19 aprile, 2016 | 1 commento

BARETTA_1TOMEIAscoltiamo, non senza stupore, l’intervista rilasciata a Radio24 da Pier Paolo Baretta – sottosegretario all’Economia – inerente i criteri che, stando alle sue dichiarazioni, dovrebbero orientare la nuova disciplina delle concessioni balneari.
Chiediamo a Cristiano Tomei – presidente e coordinatore nazionale di CNA Balneatori – di commentare l’intervento del sottosegretario: “Ribadisco anzitutto la centralità della posizione sindacale elaborata da CNA Balneatori, da noi proposta al ministro Costa durante il convegno del 5 aprile a Rimini: 30 anni di proroga ed esclusione del comparto balneare dalla direttiva Bolkestein per dire no alle aste. Questa posizione mira a tutelare un comparto fondamentale dell’economia litoranea italiana e lo fa nell’unico modo possibile, fuori da tecnicismi che tutelano solo apparentemente le imprese interessate, ma che in realtà spostano i termini della questione senza risolverla. Il valore commerciale delle imprese balneari, l’importanza degli investimenti, dell’occupazione, del settore nel suo complesso ai fini dello sviluppo socio economico locale, sono qualità che devono essere riconosciute al comparto turistico ricreativo italiano a prescindere, cioè in assoluto. Questo valore, individuato e riconosciuto come tale, deve essere utilizzato dal Governo nei confronti dell’Europa quale leva per tutelare il comparto turistico balneare italiano e metterlo definitivamente al riparo da aste ed evidenze pubbliche, come da qualsiasi impostazione lobbistica che intenda destabilizzare – per poi assorbirlo – questo settore,  fondato sulla piccola impresa familiare, profondamente radicato sul territorio e nella tradizione, perfettamente operativo.
E’ assurdo pensare di utilizzare questi elementi quali criteri di valutazione delle imprese che dovessero partecipare a ipotetiche aste. Perché assegnare concessioni di lungo periodo a chi non ha minimamente partecipato allo sviluppo del comparto, tagliando fuori gli artefici reali, che dalla fine dell’800 hanno combattuto e superato difficoltà enormi per sopravvivere e affermarsi e che ora combattono per difendere una proroga breve, pressoché ininfluente agli effetti dell’economia aziendale, ma irrinunciabile da punto di vista del dibattito in ambito politico italiano ed europeo?

Noi di CNA Balneatori siamo assolutamente convinti dell’unicità di questo settore e dell’importanza delle imprese che lo hanno costruito. Le difenderemo presentando al Governo un dossier che dia modo alle istituzioni e alla politica di capire la reale portata del problema, le sue implicazioni sociali, economiche, giuridiche, strategiche. E fornisca al Governo gli argomenti necessari per sostenere un confronto vincente in ambito europeo. Questa nostra posizione, lo ribadiamo, non rappresenta una convinzione di principio, ma mette in luce la reale portata del problema, con implicazioni dirette sulla sopravvivenza delle aziende, così come sul futuro dell’economia turistica costiera dell’intero Paese.”



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  • CHI SIAMO

    Siamo concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari. Di fronte al rischio di perdere le nostre concessioni-azienda a causa di una normativa europea mal interpretata o usata strumentalmente, spacciata per calamità ineluttabile da sindacati e Governo, abbiamo deciso di difenderci in prima persona e di promuovere ogni possibile attività lecita, a partire dall'informazione.
  • DISCLAIMER

    www.comitatobalneariliguria.it non è una testata giornalistica, perché non si pubblica con periodicità regolare, non produce ricavi, non richiede né ottiene sostegno finanziario dallo Stato (né da chiunque), non ha in organico giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti. Non è neppure un nuovo sindacato di categoria e non presta attività di consulenza. Chi collabora con il blog lo fa a titolo gratuito, si occupa dei problemi della propria categoria come qualsiasi imprenditore avveduto e ne parla nell’ambito di un amichevole scambio di opinioni, senz'altra contropartita che non sia quella dell'interesse comune. Leggeteci e valutateci con obiettività, con la stessa cautela che usate normalmente per navigare in rete.
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