Rapporti con la politica

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

Un problema come il nostro non può sfuggire all’attenzione della politica. Troppe sono le persone, le famiglie, le regioni direttamente o indirettamente coinvolte. Si tratta di una questione di carattere nazionale. Troppi sono i voti in ballo. Tuttavia per molto, troppo tempo la politica, lontana da scadenze elettorali e in tutt’altre faccende affaccendata, si è negata al contatto con i balneari. Non abbiamo praticamente mai sentito il ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla, come se il turismo non fosse pesantemente coinvolto dalla nostra emergenza e nelle sue conseguenze vicine e lontane. Ma non si sono sentiti neppure: il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti; il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Altero Matteoli; il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani; il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. Evidentemente questi signori ritengono che mettere sul lastrico qualche centinaia di migliaia di famiglie, rapinandole dei loro diritti, sprovviste come sono di ammortizzatori sociali, sia questione di poco conto. Non abbiamo neppure capito come sia stato possibile cancellare i legittimi diritti di un’intera categoria creando un autentico caos legislativo (diritto d’insistenza NO, ma rinnovo automatico 6 + 6   SI, anche se le concessioni scadono al 31.12.2015) senza sentire la necessità di mandare Angelino Alfano, ministro della Giustizia, in un qualsiasi talk show a spiegare perché ci si ostina a ripetere che questo è uno Stato di diritto, membro di un’Unione di Stati di diritto. Né mai abbiamo visto prendere posizione nei confronti della Comunità europea da parte di Andrea Ronchi, ministro delle Politiche europee fino al 17 novembre 2010 e dopo di lui da parte di Silvio Berlusconi, che da quella data regge il ministero in prima persona. In compenso abbiamo sentito spesso parlare Raffaele Fitto,  ministro dei rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, delegato a trattare con le associazioni di categoria, intenzionato, sembra di capire, a portarci al rinnovo delle concessioni adottando il procedimento dell’evidenza pubblica. La tesi ufficiale è che se così  vuole l’Europa, cosa può farci un ministro della Repubblica, se non adeguarsi? Ma come la mettiamo con le possibili deroghe previste dall’Unione? E  con la scadenza del 28 dicembre 2011, della quale parliamo nella nota “I termini reali del nostro problema e una ipotesi su come sarebbe possibile uscirne”,  sesto capoverso?

Non tutti i soggetti politici, fortunatamente, hanno seguito questa strada: primo fra tutti il PD che, poco dopo il convegno del 18 novembre 2009 a Roma, ha proposto al Governo di riconoscere la specificità del turismo balneare italiano, e altro ancora, argomenti che potete leggere direttamente sul documento PD 20 dicembre 2009. I senatori Manuela Granaiola (PD) e Massimo Baldini (PDL), entrambi toscani, si sono prodigati fin dal 2009 per risolvere il nostro problema. E’ grazie al loro interessamento che il  Senato intrapreso l’indagine conoscitiva sulle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo (Commissioni riunite:  8° – Lavori Pubblici e 10° – Industria, commercio e turismo) che ha iniziato i lavori il 3 febbraio 2011 con l’audizione del ministro Fitto. Anche l’on. le Sonia Viale di Sanremo, sottosegretario di Stato all’economia e alle finanze, è informata della nostra questione e se ne sta interessando. L’on. le Giacomo Chiappori (Lega Nord) di Imperia, che già era intervenuto nel corso della manifestazione di Roma (1° dicembre 2009), si è impegnato pubblicamente a nostro favore nel corso del convegno di Loano (18 dicembre 2010), ma a tutt’oggi non risulta aver assunto autonome iniziative. L’11 febbraio 2011, l’on. le Paolo Tancredi (PDL) ha presentato in Senato l’ordine del giorno 0/2518/38/0105, cofirmato dagli onorevoli Maurizio Gasparri (PDL) e Gaetano Quagliariello (PDL), contenente un emendamento al decreto Milleproroghe 2011, finalizzato alla soluzione del nostro problema. L’emendamento non è stato accolto. Anche l’on. le Antonio Di Pietro (intervista di fine febbraio 2011, già precedentemente richiamata), si è espresso a nostro favore. Più recentemente (29 marzo 2011) l’agenzia di stampa ASCA ha informato che anche l’UDC, in persona degli onorevoli deputati: Deodato Scanderebech, Gianluca Galletti, Amedeo Ciccanti,  Gabriella Mondello,  Nedo Lorenzo Poli, Salvatore Ruggeri, Antonio Mereu, ha emanato una interessante nota congiunta in data 25 febbraio 2011, documento che riportiamo integralmente.

Nell’ambito della Regione Liguria, Angelo Berlangieri (Indipendente), Marilyn Fusco (IDV), Francesco Bruzzone (Lega Nord), si sono interessati del problema, i primi due anche partecipando al convegno del 18 dicembre 2010 a Loano.

In sede europea Lara Comi (PDL), anch’essa presente a Loano, ha dimostrato per un certo tempo di essere interessata alla nostra questione, in relazione alla quale tuttavia ha sempre espresso giudizi sostanzialmente critici. In tempi più recenti Leonardo Domenici (PD), nel corso dell’intervista 19 febbraio 011, che riprendiamo da Youtube, ha espresso una disponibilità che ci auguriamo abbia seguito.

Verifichiamo quindi l’esistenza di un diffuso interessamento trasversale nei nostri confronti e non perdiamo di vista la prossima scadenza elettorale. Le cose funzionano così.

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Come il nostro gruppo ha lavorato prima di costituire COMITATO BALNEARI LIGURIA

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

Non vogliamo ripercorrere il tempo passato tra la manifestazione del 18 novembre 2009 a Roma e oggi, ma perché si capisca chi siamo e come siamo arrivati a costituirci, nel marzo 2011, riproponiamo alcuni passi del nostro lavoro, che noi riteniamo significativi.

Al ritorno dalla manifestazione di Roma, nell’ambito dell’Associazione Bagni Marini di Varazze, abbiamo contribuito alla stesura della nota 10 dicembre 2009, indirizzata a SIB e FIBA, documento che dava la misura del gravissimo disagio dei concessionari locali rispetto all’atteggiamento remissivo dei sindacati. La stragrande maggioranza di noi riteneva di subire una vera e propria rapina, noi lo abbiamo gridato chiaro e forte. Quella lettera non è stata inutile, perché ha iniziato a chiarire al sindacato che la base associativa esisteva, che era in grado di intendere e di volere, che non era disponibile per una resa senza condizioni. Non dimentichiamo che il SIB, al quale noi del Comitato aderiamo, rappresenta circa il 90% dei concessionari italiani di stabilimenti balneari ed è indubbiamente  l’unico sindacato in grado di condizionare l’azione del Governo,  se agisce con la dovuta determinazione. Ma ci torneremo su.

Dopo questo primo documento non abbiamo prodotto più nulla, fino al decreto Milleproroghe 2009, convertito con legge 26 febbraio 2010, n. 25, del quale riportiamo nuovamente il solo articolo 1, comma 18, che ci riguarda. C’è stata molta confusione immediatamente dopo quel provvedimento: circa il termine del rinvio (31.12.2012 o 31.12.2015); circa il testo della legge di conversione e, soprattutto, circa la sua corretta interpretazione. Tutto giustificato dalla concitazione del momento. Finalmente è stato diramato il comunicato stampa congiunto di alcuni sindacati, tra cui il SIB. Lo abbiamo letto con attenzione e non abbiamo capito: perché il diritto di insistenza previsto dall’art. 37, comma 2, secondo periodo, del Codice della navigazione era stato abrogato, mentre rimaneva in vigore il complesso di norme che stabiliva il rinnovo automatico alla scadenza? Uno di noi ha scritto la nota 11 febbraio 2010, che è stata spedita un po’ a tutti gli addetti ai lavori, ma che è passata inosservata o è stata volutamente ignorata. La riportiamo per memoria, anche perché è stata in qualche modo profetica: a tutt’oggi, 31 marzo 2011, il contenuto della legge di conversione mantiene in essere la procedura di infrazione complementare e molti, e noi tra questi, hanno cominciato a pensare che questa apparente lacuna piuttosto che costituire un problema rappresenti una interessante opportunità, almeno in ambito nazionale. Tribunali amministrativi permettendo.

Dopo questo documento il vuoto temporale causato dagli impegni quotidiani in corso di stagione. Nella zona di Celle e Varazze, nella quale abbiamo cominciato a lavorare in gruppo, la proposta SIB di offrire servizi gratuiti ai clienti giornalieri il 13 luglio 2010, creando, all’interno di ogni stabilimento, un momento di dialogo sul problema concessioni, non ha quasi avuto seguito. Valgano tra tutte le precisazioni di un membro del nostro gruppo al SIB provinciale Savona.

Finita la stagione, abbiamo cercato di coordinare e finalizzare i nostri sforzi con maggiore efficacia, anche perché, nel corso di due significative riunioni di categoria, cioè nella riunione provinciale che si è tenuta nel Palazzetto dello sport di Varazze il 23 novembre 2010 e in quella regionale del 18 dicembre successivo a Loano, ci siamo accorti che i nostri interventi e quelli degli altri associati che si sono posti come critici rispetto alla posizione del SIB sono stati ampiamente condivisi. Riportiamo, per memoria, la nota redatta da Raffaella Gherzi e Giovanni Botta richiesta loro da alcuni associati dopo la riunione del 23 novembre e la prima mail di Giovanni Botta a Lara Comi, parlamentare europeo PDL, conseguente alla riunione regionale del 18 dicembre, nota trasmessa per conoscenza ad Angelo Berlangieri (assessore Regione Liguria a turismo, cultura e spettacolo) e a Marylin Fusco (vicepresidente giunta regionale Liguria), presenti entrambi alla riunione di Loano. Segue l’importante incontro con Francesco Bruzzone, segretario nazionale Lega nord Liguria e consigliere Regione Liguria, che ci ha consentito di parlare direttamente all’on. le Sonia Viale, sottosegretario del Ministero delle finanze, alla quale, sottoscrivendoci come Gruppo di lavoro –  Balneari Celle ligure e Varazze, abbiamo consegnato la nota 24 gennaio 2011, nella quale abbiamo sintetizzato il nostro pensiero. Il 26 gennaio abbiamo incontrato il sindaco di Celle, Renato Zunino, che ci ha assicurato il suo appoggio e che ci ha suggerito di promuovere un’iniziativa di sostegno sottoscritta da tutti i sindaci delle città rivierasche, i “sindaci del mare”, iniziativa che non siamo ancora riusciti a far decollare e che, con il vostro aiuto, costituirà uno dei principali obiettivi dell’attuale Comitato. Il 24 febbraio, preso atto della sostanziale inerzia di Lara Comi, abbiamo provato a ricontattarla con una seconda mail, firmando come Comitato balneari Celle e Varazze, ma senza nessun risultato. Il 4 marzo 2011, scaricato da Youtube il video 22 febbraio 2011, che riporta l’intervista ad Antonio Di Pietro in tema di concessioni demaniali marittime di stabilimenti balneari, abbiamo chiesto all’on. le Di Pietro il suo aiuto (mail in data 4 marzo 2011), per ora senza riscontro.

Quello a Di Pietro è l’ultimo documento che abbiamo firmato come Comitato balneari Celle e Varazze. Decidendo di attivare il blog, destinato a dialogare con ciascuno dei balneari della nostra regione, abbiamo ritenuto opportuno trasformarci in COMITATO BALNEARI LIGURIA.

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La normativa demaniale italiana ante decreto Milleproroghe 2009

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

C’era una volta il “diritto di insistenza”, stabilito dall’articolo 37 del Codice della navigazione marittima, comma 2, secondo periodo. Prevedeva: “[…] è altresì data la preferenza alle precedenti concessioni, già rilasciate, in sede di rinnovo rispetto alle nuove istanze.” formulazione che risaliva all’articolo 2, primo comma, del decreto legislativo 5.10.1993, n. 400, convertito con modificazioni con legge 4.12.1993, n. 494.

C’era e, nel momento in cui scriviamo, ancora c’è il complesso delle norme che prevedono concessioni di durata 6 anni più 6, con rinnovo automatico ad ogni successiva scadenza. Un complesso di regole piuttosto intricato in realtà, al quale si sovrappone il decreto milleproroghe 2009, ma è opportuno conoscerlo, perché su questo punto ruotano le procedure europee di infrazione e potrebbero innestarsi valide iniziative di difesa.

Il decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito con modificazioni dall’articolo 1, comma 1, della legge 4 dicembre 1993, n. 494, articolo 1, comma 1, recita: “La concessione dei beni demaniali marittimi può essere rilasciata, oltre che per servizi pubblici e per servizi e attività portuali e produttive, per l’esercizio delle seguenti attività:a) gestione di stabilimenti balneari; […]”. Lo stesso articolo 1, comma 2, sostituito dall’art. 10 della legge 16 marzo 2001, n. 88 e successivamente modificato, in parti qui non citate, dall’articolo 13 della legge 8 luglio 2003, n. 172, precisa: Le concessioni di cui al comma 1, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del codice della navigazione.[…]”

Il suddetto articolo 13 (l. 172/2003), comma 1, precisa inoltre: “Le parole: “Le concessioni di cui al comma 1” di cui al comma 2 dell’articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, come modificato dall’articolo 10 della legge 16 marzo 2001, n. 88, si interpretano nel senso che esse sono riferite alle sole concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative, quali indicate dalle lettere da a) ad f) del comma 1 del medesimo articolo 01.” (alla lettera a): “gestione di stabilimenti balneari”- n.d.r.).

L’articolo 03, comma 4-bis, del citato decreto legge 5 ottobre  1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, stabilisce:

“ 4-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all’art. 01, comma 2, le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni […]”

Per la precisione, considerando la circostanza che la prima procedura di infrazione riguarda lo Stato italiano in generale e la  Regione Friuli Venezia Giulia  in particolare, dovremmo prendere in considerazione anche la legge regionale 13 novembre 2006, n. 22, della suddetta Regione, ma omettiamo il riferimento, per non appesantire il discorso e perché marginale rispetto ai concetti generali che qui sviluppiamo.

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Marzo 2011, nel mondo succedono cose terribili

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

Iniziamo l’attività in rete in un periodo – marzo 2011 – in cui nel mondo succedono cose terribili. Commuove e unisce sapere che interi popoli abbiano saputo reagire con dignità e coraggio. Noi, concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari, non rischiamo la vita, non andiamo verso l’ignoto per terra e per mare e neppure affrontiamo guerre, tsunami e radiazioni. Ma anche noi stiamo combattendo la battaglia della vita: difendiamo le nostre aziende, il nostro lavoro, l’avvenire delle nostre famiglie. Per chi non conosce a fondo il problema diciamo che, in presenza di una normativa nazionale che ci consentiva di mantenere indefinitamente le nostre aziende nelle concessioni, salvo motivi di pubblica utilità, per un’interpretazione di norme europee che noi riteniamo errata e per la concomitante latitanza di molti governi nazionali, la durata delle concessioni è stata limitata al 31 dicembre 2015. Dopo quella data è previsto che gli stabilimenti siano riassegnati attraverso gare. Conseguenze? deprezzamento quasi totale del valore delle aziende; blocco degli investimenti; crisi del settore e dell’indotto a tutti i livelli; impossibilità di pagare i mutui aziendali dopo il 2015; divisioni ereditarie improvvisamente azzoppate; famiglie private di qualsiasi prospettiva economica; multinazionali del cemento, del business, della finanza, del malaffare pronte a subentrare a costo zero.

Perché abbiamo deciso di scendere in campo direttamente? perché, pur riconoscendo l’impegno dei nostri dirigenti sindacali (SIB), in questa circostanza non ne abbiamo condiviso la linea d’azione che, a nostro giudizio, ci ha portato molto vicini ad accettare che il rinnovo delle concessioni avvenisse attraverso gare ad evidenza pubblica, cioè vicinissimi al rischio di perdere le aziende. E purtroppo la storia non è finita, perché le teste e le tendenze non cambiano facilmente. Ma il sindacato, in definitiva, è l’espressione della sua base e fa quello che la base gli lascia fare o gli dà mandato di fare. E’ vero che per agire bisogna che qualcuno organizzi, ma siamo trentamila aziende e a Roma, nel novembre 2009 ci siamo visti in duemila, se poi tanti eravamo davvero. Il sindacato c’era, noi anche, gli altri ventottomila dov’erano? Dobbiamo rapidamente prendere coscienza del problema e prendere in mano la situazione.

COMITATO BALNEARI LIGURIA nasce come sviluppo di un gruppo di lavoro tra concessionari di stabilimenti balneari di Celle Ligure e Varazze. Finora ci è mancata la possibilità di comunicare in rete, passo obbligato se vogliamo cercare di creare, nella particolarità della nostra  terra, l’azione di sensibilizzazione che Movimento Balneare ha saputo suscitare magistralmente in Toscana. Informarci reciprocamente e  puntualmente su  fatti, opinioni, documenti, incontri, su qualsiasi cosa abbia a che fare con la nostra emergenza ci fa sentire uniti, contribuisce a chiarire le idee, ci dà forza, strumenti, voglia di lottare. Il sindacato purtroppo non è riuscito a svolgere questa funzione, almeno fino ad ora. COMITATO BALNEARI LIGURIA non è la fotocopia di Movimento Balneare, ha una propria fisionomia, che ci auguriamo serva a smuovere la nostra gente, forte e combattiva, ma finora defilata e poco convinta della gravità del momento e della utilità di reagire. Cosa pensiamo di fare? Pensiamo di informarvi, di mettervi in contatto con noi e tra voi, di riflettere insieme su quello che sta succedendo. In questo blog troverete informazioni precise,  puntuali, documentate. Forse non sarà  facile leggerci, ma almeno saprete che non vi raccontiamo solo quello che vogliamo farvi sentire. Questa prima infornata di notizie può aiutarvi a capire meglio. A questo blog potrete rivolgervi per comunicare qualsiasi cosa riteniate opportuno portare in rete e sia opportuno e legittimo pubblicare. La vostra partecipazione è essenziale per il successo dell’iniziativa.

Chi crede che il rischio del quale parliamo sia ipotetico, non sa quanto sia andato vicino a perdere la concessione. Chi crede nella inutilità di qualsiasi iniziativa si sbaglia: per ottenere  risultati concreti bisogna impegnarsi in prima persona e muoversi in un gruppo compatto e determinato. Come categoria siamo una forza che nessuno di noi singolarmente può avere.

Il rischio di perdere la concessione purtroppo rimane, perché il Governo non ha ancora deciso nulla a nostro favore e il NO ALLE ASTE del SIB (si veda il comunicato 22 febbraio 2011) quasi sicuramente non corrisponde a un reale cambio di strategia da parte del sindacato, ma rientra nella logica di una guerra di posizione combattuta per conquistare capisaldi che, purtroppo, non spostano i termini del problema.

In questi mesi di lavoro e di incontri ci siamo chiariti le idee: abbiamo abbandonato la speranza di risolvere la questione per via giudiziaria e abbiamo capito che la politica è la chiave di volta della situazione. Ma perché la politica si attivi, occorre che esista e si renda evidente un considerevole movimento di opinione e questo ancora ci manca. Dobbiamo farci sentire ed essere numericamente rilevanti per convincere. Siamo molti e siamo un settore economico determinante, ma siamo ininfluenti sulle decisioni del Governo se non scendiamo in piazza insieme. Sul fronte italiano, nel momento in cui comincia a profilarsi a nostro favore un interessamento politico trasversale, dobbiamo convincere il SIB e gli altri sindacati che l’unica soluzione accettabile è quella di battersi per tornare al rinnovo automatico delle concessioni, oppure ad una situazione analoga, o addirittura migliorativa. Il sindacato non può essere lasciato solo a lottare, soprattutto perché ha dimostrato di non saperlo fare e di volerlo fare a modo suo e anche perché  ha considerato interessanti proposte che tutti noi riteniamo inaccettabili. Non ci illudiamo che il rapporto tra i vertici sindacali e la base sia realmente cambiato, ma dobbiamo ammettere che l’adesione del SIB al partito del  NO ALLE ASTE è un primo passo significativo. Da questa posizione, essenziale per tutti noi, prendendo a prestito un concetto storico, che è stato di Francesco Saverio Borrelli, dobbiamo  RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE, COME SUL PIAVE.

31 marzo 2011

Michela Tarigo    Giovanni Botta    Bruno Bruzzone

 

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    Siamo concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari. Di fronte al rischio di perdere le nostre concessioni-azienda a causa di una normativa europea mal interpretata o usata strumentalmente, spacciata per calamità ineluttabile da sindacati e Governo, abbiamo deciso di difenderci in prima persona e di promuovere ogni possibile attività lecita, a partire dall'informazione.
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