QUESTIONE BALNEARE: LA RISPOSTA UE A MARA BIZZOTTO CONFERMA INQUIETANTI RIFLESSIONI

Postato il: 11 giugno, 2016 | 2 Commenti

Bizzotto_Mara_official_photo1296304-elzbieta-bienkowskaAntonio Smeragliuolo ci segnala che Elżbieta Bieńkowska, per conto della Commissione europea, con nota 3 giugno 2016 (cfr. [1]), ha finalmente risposto all’interrogazione 10 marzo 2016 dell’europarlamentare italiana Mara Bizzotto (ENF) (cfr. [2]). Risposta apparentemente vaga, che invece, nel puntualizzare il rinvio alle interrogazioni e alle risposte promosse dall’europarlamentare sul tema balneare italiano, richiama e sottolinea alcune significative posizioni della Commissione:

a.- la Ley de costas, che Bieńkowska dice sia stata adottata nonostante fosse stata impugnata presso la Corte costituzionale spagnola (cfr. [3]), è stata dichiarata compatibile con la Direttiva servizi, con sentenza 13.11.2015 del Tribunal constitucional, nella parte in cui concede una proroga straordinaria ai concessionari di beni demaniali marittimi (cfr [4]);

b.- in tema di premialità nei confronti dei concessionari uscenti, la Commissione (ancora con il commissario Barnier) precisa che spetta agli Stati membri stabilire la procedura per il rilascio delle autorizzazioni, ai sensi degli articoli 9, 10 e 12 della direttiva (cfr. [5]). Chiarisce inoltre che essi, nello stabilire le regole della procedura di selezione, possono tener conto di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi d’interesse generale conformi al diritto comunitario (cfr. [5]) e anche di esperienza professionale, quando essa risulti pertinente ai fini dell’esercizio dell’attività (cfr. [5]), cioè sempre, sia pure con modalità proporzionali all’importanza che tale criterio potrebbe rivestire per il rilascio dell’autorizzazione. In pratica la Commissione chiarisce che gli Stati membri sono i veri arbitri della situazione: possono attuare esattamente quello che decidono, come Spagna, Portogallo e Croazia hanno ampiamente dimostrato. Gli Stati agiscono. L’UE alternativamente approva (Spagna), o tace (Portogallo e Croazia) oppure cazzia (Italia), a seconda dell’aria che tira;

c.- la Commissione assicura che, nell’ambito dell’Unione, sarà adottata piena parità di trattamento nella valutazione di situazioni analoghe (cfr. [6]). Finora questo non è successo, ma si tratta di un nostro preciso diritto e sarà opportuno fare tutto quanto occorra per difenderlo.

La desolante sensazione che si ricava da queste considerazioni è che la Commissione, preso atto del costante orientamento dei Governi italiani che si sono succeduti dalle origini e dagli esiti della prima procedura d’infrazione, aperta nel 2009, rispettando l’autonomia decisionale dello Stato italiano, abbia deciso di seguire a ruota e, più recentemente, abbia ritenuto opportuno delegare alla magistratura europea il compito di delineare la soluzione del problema. L’impressione, peraltro non nuova, è che i Governi italiani che si sono succeduti dal 2008, per non dire dal 2006, sottovalutando la portata della questione e le ripercussioni della loro decisione, abbiano perseguito l’obiettivo di smantellare l’attuale comparto balneare marittimo, fondato sulla solidità di fondo della piccola imprenditoria familiare, per favorire la finanza, la grande impresa, l’assegnazione clientelare del demanio marittimo.
Altra considerazione emergente è che la Direttiva 2006/123/CE (Bolkestein) continua a tenere banco, nonostante sia incontestabilmente fuori tema, con tutte le implicazioni del caso. Le concessioni demaniali marittime turistico-ricreative – come precisato al paragrafo 3 del “Memorandum sulla questione balneare italiana” elaborato dallo studio legale associato Paolini e Nesi per CNA Balneatori – hanno per oggetto beni e non attività. Ad esse quindi non può essere applicata la Direttiva servizi, né tanto meno l’art. 12 della stessa, anche perché le attività che possono essere esercitate sul bene demaniale, specificamente elencate dall’art. 01 del D.L.5 ottobre 1993, n. 400, convertito in legge il 4 dicembre 1993, n. 494 non sono soggette ad autorizzazioni contingentate “per via della scarsità delle risorse naturali”. Quindi è chiaro, dobbiamo pretendere di uscire dalla vecchia Bolkestein: non ci riguarda!!



Commenti

  • CHI SIAMO

    Siamo concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari. Di fronte al rischio di perdere le nostre concessioni-azienda a causa di una normativa europea mal interpretata o usata strumentalmente, spacciata per calamità ineluttabile da sindacati e Governo, abbiamo deciso di difenderci in prima persona e di promuovere ogni possibile attività lecita, a partire dall'informazione.
  • DISCLAIMER

    www.comitatobalneariliguria.it non è una testata giornalistica, perché non si pubblica con periodicità regolare, non produce ricavi, non richiede né ottiene sostegno finanziario dallo Stato (né da chiunque), non ha in organico giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti. Non è neppure un nuovo sindacato di categoria e non presta attività di consulenza. Chi collabora con il blog lo fa a titolo gratuito, si occupa dei problemi della propria categoria come qualsiasi imprenditore avveduto e ne parla nell’ambito di un amichevole scambio di opinioni, senz'altra contropartita che non sia quella dell'interesse comune. Leggeteci e valutateci con obiettività, con la stessa cautela che usate normalmente per navigare in rete.
  • AMMINISTRAZIONE