IN VERSILIA SI PARLA DI VALENZA AMBIENTALE DEGLI STABILIMENTI BALNEARI

Postato il: 4 maggio, 2016 | Lascia un commento

IMG_2246Oggi, mercoledì 4 maggio, alle ore 16.30, a Lido di Camaiore, presso l’Hotel Bracciotti, – si terrà il seminario-dibattito “Liguria e Toscana unite dicono sì al progetto Lidi sostenibili” organizzato da Donnedamare, Legambiente e CESAB – Centro Ricerche in Scienze Ambientali e Biotecnologie. L’iniziativa – che nasce nell’ambito  del progetto di ricerca “Sviluppo delle Buone pratiche ambientali nelle destinazioni turistiche costiere”, realizzato in collaborazione con la Cattedra Unesco di Bioetica e Diritti Umani di Roma, progetto che sarà presentato durante il convegno – vede la partecipazione di importanti associazioni balneari della costa toscana e ligure, tra cui Il Consorzio Mare Versilia di Marina di Pietrasanta, il Consorzio Riviera Toscana, le Imprese balneari di Viareggio, l’Unione proprietari bagni di Forte dei Marmi, le Marine del Parco di Viareggio, Comitato Salvataggio Imprese e Turismo Italiano e l’Associazione Spiagge Armesi.
Al tavolo dei relatori Bettina Bolla – presidente di Donnedamare, Angelo Gentili -presidente di Legambiente Turismo, Ercole Amato – presidente di Cesab, nonché i presidenti delle associazioni presenti e i sindaci della Costa toscana.
Roberto Righi, un avvocato del pool che ha difeso ragioni e diritti dei concessionari balneari italiani presso la Corte di Giustizia europea per conto di CNA Balneatori, chiarirà la fattibilità giuridica  del progetto.
Modererà il dibattito Alice Martinelli, giornalista della trasmissione televisiva La Gabbia, di La7.



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BALNEARIA 2016: LINEE SINDACALI A CONFRONTO E CONCOMITANTI INIZIATIVE ASSOCIATIVE

Postato il: 3 marzo, 2016 | Lascia un commento

038Balnearia 2016 si è svolta in un momento di estrema incertezza per il comparto balneare italiano e per il suo indotto, circostanza dovuta all’inerzia del Governo italiano, in presenza del parere negativo espresso dall’Avvocatura Generale UE nel contesto del giudizio pendente dinanzi alla Corte di Giustizia europea.
Grande partecipazione e attenzione da parte dei media, condivisa dagli operatori balneari, intervenuti da ogni parte d’Italia.
I convegni indetti dalle associazioni di categoria hanno tenuto banco, anche se quasi sempre hanno sviluppato tesi ambigue o approssimative. Per una testimonianza giornalistica puntuale rimandiamo al post di Mondo balneare: ” Costa (ministro – ndr): ‘ Nessuno cancellerà l’esistenza delle imprese balneari ‘ “, supportato dai filmati dei principali interventi, che potranno essere valutati senza mediazione.
ITB Italia – prima a esordire, il 29 febbraio – ha rivendicato, a favore degli imprenditori balneari in attività, l’acquisizione del diritto di superficie. Soluzione condivisibile e sostenibile dal punto di vista giuridico, purtroppo viziata, a nostro giudizio, dalla richiesta ulteriore di acquisire in proprietà le inerenti aree sdemanializzabili.
SIB Confcommercio, FIBA Confesercenti, Assobalneari Confindustria e OASI Confartigianato – nell’incontro unitario del 1° marzo – con lievi differenze, hanno espresso la richiesta di una proroga di 30 anni (30/75 anni da parte di Assobalneari), ma non hanno minimamente parlato di inaccettabilità delle aste e delle evidenze pubbliche al termine di tale periodo, soluzione finale che, sembra di capire, per questi sindacati è inevitabile.
091CNA Balneatori, secondo uno stile ormai consolidato, si è espressa con chiarezza e ha sottoposto alla propria assemblea, tenuta il 29 febbraio, questa proposta in tre punti:
1.- trent’anni di proroga, finalizzati al rilancio degli investimenti e allo sviluppo delle iniziative sindacali, giuridiche, politiche e sociali necessarie per ottenere, a favore degli attuali concessionari, il diritto ad un periodo di attività illimitato, indispensabile per sviluppare qualsiasi attività economica produttiva;
2.- estraneità della ‘Direttiva servizi’ rispetto al comparto balneare italiano;
3.- adozione del cosiddetto ‘doppio binario’, ossia conferma delle concessioni in essere e assegnazione delle nuove mediante gara.
La proposta – approvata all’unanimità dai presenti, tra i quali molti gli aderenti a sigle sindacali diverse da CNA – è stata sintetizzata in un documento indirizzato a Enrico Costa – neoministro per gli Affari Regionali e le Autonomie – al quale sarà inviata insieme con una richiesta formale di incontro urgente, in conformità alla deliberazione del direttivo CNA Balneatori del 1° marzo.

004Nella mattina del 29 febbraio e nel pomeriggio del 1° marzo, Comitato Salvataggio Imprese e Turismo Italiano ha sottolineato pubblicamente la ferma e dignitosa protesta degli operatori nei confronti della insostenibile e ingiustificata incertezza normativa che grava da un decennio sul comparto turistico balneare italiano.

168Nel pomeriggio del 1° marzo, Donnedamare ha proposto un interessante incontro-confronto, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Sebastiano Venneri – vicepresidente nazionale di Legambiente – ed Emilio Casalini, giornalista, conduttore radiofonico e scrittore italiano, conosciuto per avere realizzato, nel 2010, per conto di Report, un’inchiesta televisiva su abusi e illegalità compiuti in ambito demaniale marittimo.



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LEGAMBIENTE: LE AZIENDE BALNEARI TUTELANO L’AMBIENTE MARINO E COSTIERO

Postato il: 15 marzo, 2012 | Lascia un commento

Secondo incontro con Legambiente. Colloquio di quelli che pesano: le aziende balneari sono riconosciute elemento funzionale di tutela dell’ambiente marino e costiero. Noi lo sapevamo, ma detto da Legambiente è storia. Grazie a tutti quelli che c’erano e che hanno fatto ancora una volta chilometri per esserci. Sebastiano Venneri, lei è una persona onesta.



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Lettera aperta a Milena Gabanelli

Postato il: 6 giugno, 2011 | 1 commento

Gentile dott.ssa Gabanelli,

sono un balneare della riviera ligure di ponente, membro di comitatobalneari liguria.it. Seguo la sua trasmissione da anni e apprezzo la lucidità, il coraggio, l’imparzialità documentata con cui affronta argomenti delicati di pubblico interesse. Questo purtroppo non è accaduto per gli stabilimenti balneari i quali, nelle due occasioni in cui sono stati oggetto di servizi Report, sono stati uniformemente presentati come casta di privilegiati; titolari di rendite di posizione su bene pubblico, caratterizzate da  enormi sproporzioni tra costi e ricavi di gestione; cementificatori della costa; sostenitori di ipotesi contrattuali (rinnovo automatico di concessioni e diritto di superficie) contrarie al pubblico interesse e alla normativa europea. E’ evidente che tra la vostra redazione e i balneari c’è poca empatia  e può anche essere che esistano fondati motivi, ma per chi conosce dall’interno il nostro settore e svolge correttamente il suo lavoro di concessionario demaniale, questi motivi, se pure esistono, non sono assolutamente chiariti dai vostri servizi, mentre è evidente la mancanza di obiettività che ci dedicate.

Non è corretto citare i pochissimi esempi di aziende balneari che guadagnano cifre astronomiche pagando canoni risibili (comunque decisi dall’autorità finanziaria), quasi questo fosse la regola, evitando di precisare, invece, che la stragrande maggioranza dei balneari vive decorosamente del proprio lavoro, paga canoni adeguati e presta allo Stato servizi aggiuntivi di valore spesso superiore al canone. Pensi al servizio di salvataggio, al primo soccorso, alla pulizia estiva e invernale degli arenili, al monitoraggio della costa.

Non è neppure corretto lasciare intendere che le incongrue iniziative del ministro Tremonti, ex articolo 3 del Decreto sviluppo prima versione, aderiscano ad altrettanto incongrui suggerimenti di sindacati di categoria o del popolo dei balneari. Diversamente da Renato Papagni e dal sindacato minore che presiede, la generalità dei balneari non aspira ad acquisire la proprietà o il diritto di superficie delle spiagge in concessione e dei beni incamerati (beni immobili che essi stessi hanno costruito a proprie spese su area demaniale, passati nella titolarità dello Stato a costo zero al termine della concessione accordata perché essi fossero edificati), ma è fortemente determinata a riottenere per le proprie aziende quella stabilità che è venuta meno a causa dell’articolo 1, punto 18, del decreto-legge 194/2009, convertito con legge 25/2010. Lei è sicuramente informata del fatto che, prima della data di entrata in vigore del decreto in questione (31.12.2009), i balneari erano titolari di un diritto di insistenza ex articolo 37 Codice navigazione (una sorta di diritto di prelazione) e di un contratto della durata di sei anni più sei, rinnovabile automaticamente alla scadenza. Non è quanto meno strano che, in uno Stato di diritto quale si dice essere il nostro, il governo – strumentalizzando la procedura di infrazione europea e trascurando il fatto che la normativa dell’Unione avrebbe consentito il mantenimento dello status quo, sulla base di considerazioni di fatto e di diritto specifiche del nostro settore – abbia deciso: a.- di abrogare il suddetto diritto di insistenza, ritenendo con questo di chiudere la procedura di infrazione europea; b.- di mantenere in essere il complesso di norme che prevedono i sopra menzionati contratti di sei anni più sei, rinnovabili alla scadenza; c.- di fissare rispetto alla durata delle nostre concessioni l’ulteriore termine del 31 dicembre 2015? L’Unione europea, così spesso citata a sproposito, persino da voi, oltre a prevedere amplissime possibilità di deroga da quella che è la normativa di base, circa la durata delle autorizzazioni precisa che: “Un’autorizzazione limitata nel tempo ostacola l’esercizio dell’attività di servizi, in quanto impedisce al prestatore di servizi di sviluppare una strategia di lungo termine, anche in relazione agli investimenti, e introduce, in generale, un elemento di incertezza per le imprese. Una volta che il prestatore di servizi abbia dimostrato di soddisfare i requisiti relativi alla prestazione di servizi, normalmente non vi è alcuna necessità di limitare la durata delle autorizzazioni. Sulla scorta di tali considerazioni, l’articolo 11 (della Direttiva servizi 2006/123/CE – n.d.r.) dispone che l’autorizzazione debba essere rilasciata, di regola, per una durata illimitata.”(cfr Manuale per l’attuazione della direttiva servizi, documento disponibile su Internet al seguente indirizzo: http://ec.europa.eu/internal_ market/services/docs/services-dir/guides /handbook_it.pdf. Lo verifichi di persona, la prego).  Concetto economico elementare, quello sancito dalla UE, ma sembra che siano davvero in pochi a capirlo.

Se al 31 dicembre 2015 andremo a gara, come molti auspicano – e forse tra questi anche voi – è praticamente certo che i concessionari attuali perderanno, senza corrispettivi adeguati, le loro spiagge migliori a favore di multinazionali, finanziarie, mafie, con le quali non hanno la benché minima possibilità di competere; soggetti, questi ultimi che proporranno un tipo di utilizzazione dell’arenile molto meno eco-compatibile e molto più finalizzato agli affari di quello attuale, rispetto al quale la possibilità di controllo della P.A. sarà pari a zero. I poteri forti ottengono sempre quello che vogliono, finora, almeno sul demanio pubblico, è stato così. Non è forse meglio che le spiagge siano affidate ad aziende familiari, che, nella media, hanno dato ampia prova di affidabilità, di attaccamento al territorio, di rispetto dell’ambiente e che sono più facilmente controllabili? Quanto alla nostra supposta attitudine di cementificatori,  richiamo le interviste rilasciate a Movimento Balneare da esponenti di spicco dell’ambientalismo nazionale, disponibili su YOUTUBE agli indirizzi sotto indicati. Angelo Bonelli, presidente Verdi (http://www.youtube. com/watch?v=aeyYRNtpjmg&NR=1), Stefano Leoni, presidente WWF (http://www.youtube.com/watch?v=Fo7ZmLuP_PI&NR=1), Sebastiano Venneri, vicepresidente Legambiente (http://www.youtube.com/watch?v=9oQsqKKriPE&feature=related), reduci da un incontro con un gruppo qualificato di balneari, sembrano convinti di quanto hanno appena ascoltato. Noi viviamo sull’ambiente, dott.ssa Gabanelli,  e lo rispettiamo assai più di quanto non abbiano fatto finora le amministrazione comunali e regionali le quali, almeno dalle nostre parti, nonostante nostre segnalazioni, prese di posizione e denunce, hanno permesso tutto e sanato quanto non era preventivamente autorizzabile. Se qualcuno cementifica, creda, non siamo certo noi. Se nel corso delle vostre prossime inchieste sugli stabilimenti balneari vi imbattete in irregolarità, segnalatele, avete tutto il nostro appoggio, ma evitate di generalizzare. Una trasmissione come la vostra, servizio pubblico di qualità, che gode di credibilità diffusa e crea opinione, ha il dovere dell’obiettività.

Grazie per l’attenzione.

Giovanni Botta

Varazze, 6 giugno 2011

 

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