La “Comunitaria” è legge

Postato il: 1 dicembre, 2011 | Lascia un commento

La legge comunitaria 2010 è stata approvata dal Senato e la normativa che prevedeva il rinnovo automatico delle concessioni  è stata conseguentemente abrogata, creando i presupposti per la chiusura della procedura di infrazione. L’approvazione era nell’aria, fatto tecnico necessario, perché la legge era in grave ritardo, la fine dell’anno alle porte e qualsiasi modifica avrebbe richiesto un nuovo passaggio alla Camera.
Avremmo preferito uscire con altre modalità, chiudendo definitivamente la questione, come si sarebbe potuto, ma evidentemente sono mancate le condizioni politiche per farlo. Dovremo lottare ancora senza sbagliare una mossa, perché il governo Monti non scherza e ha 15 mesi per regolamentare il settore con decreto delegato.
Cautela a proposito dell'”equo indennizzo”: indipendentemente dalle modalità con cui sarà applicato, significa pur sempre uscire di scena accompagnati dal buttafuori. Se questo è motivo di soddisfazione per qualcuno proprio non ci siamo capiti. Interessante invece la sospensione da ogni eventuale procedura di affidamento per le concessioni esistenti: ci pone al riparo da problemi fino alla promulgazione del decreto delegato. La palla è al governo, gli europei ce lo hanno detto a Bruxelles e a Roma. Possiamo ancora vincere, cerchiamo di giocare come una squadra affiatata. Cliccate sulle icone per ingrandire i testi:





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Fitto arbiter balneariarum rerum

Postato il: 28 luglio, 2011 | Lascia un commento

La legge Comunitaria 2010 – norma che, come abbiamo precisato nel post del 27 luglio, deve ancora essere sottoposta all’approvazione del Senato – all’articolo 21, comma 2, delega il governo ad “adottare, entro quindici mesi dalla data di entrata in vigore della  legge in questione, su proposta del ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale (Fitto – n.d.r.), di concerto con i ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico, per la semplificazione normativa, per le politiche europee e per il turismo, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e successive modificazioni, un decreto legislativo avente ad oggetto la revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime” secondo  principi e criteri  specificati nel testo dell’articolo 21, comma 2, punti a, b, c, d, e, f, g. I soliti “paletti”.

L’articolo 8 del decreto legislativo citato prevede che la “Conferenza unificata” di cui sopraorgano consultivo, all’interno del quale, allo stato, saranno discussi e assunti gli accordi che definiranno il nostro destino –  sia coordinata dal presidente del Consiglio dei ministri o, per sua delega, dal ministro dell’interno o dal ministro per gli affari regionali (sempre Fitto).

Fitto quindi, sempre più arbitro della situazione. Fitto, con le solite idee che ben conosciamo. Fitto che, se non prendiamo in fretta una posizione decisa, ci porta dritti alle aste. Anche prima di quindici mesi.

 

 

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Parliamo di “Legge comunitaria”

Postato il: 20 giugno, 2011 | Lascia un commento

La Legge comunitaria o semplicemente Comunitaria – praticamente sconosciuta ai non addetti ai lavori – è lo strumento giuridico attraverso il quale, con ogni probabilità, saranno regolati, entro termini relativamente brevi, i rapporti tra concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari e Stato. E’ quindi opportuno conoscerla. La comunitaria costituisce un elemento normativo di primaria importanza, in quanto è il principale strumento attraverso il quale l’ordinamento nazionale viene periodicamente aggiornato rispetto a quello comunitario.  Istituita con Legge 9 marzo 1989, n.86,  è regolata dalla Legge 4 febbraio 2005, n. 11 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione Europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari).

La legge 11/2005, all’articolo 8, precisa che è compito del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie: a.- informare con tempestività le Camere, le regioni e le province autonome, degli atti normativi e di indirizzo emanati dagli organi comunitari; b.- verificare la conformità dell’ordinamento interno e degli indirizzi di politica degli atti normativi e di indirizzo promanati dall’Unione e trasmetterne le risultanze – tempestivamente, e comunque ogni quattro mesi – agli organi parlamentari competenti, alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti dell’Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, per la formulazione delle opportune osservazione. Nelle materie di loro competenza le regioni e le province autonome verificano lo stato di conformità dei propri ordinamenti ai suddetti atti e ne trasmettono le risultanze alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche comunitarie; c.- presentare al Parlamento – entro il 31 gennaio di ogni anno, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con gli altri Ministri interessati – il disegno di legge recante «Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee», provvedimento che, ad approvazione avvenuta, diverrà «Legge comunitaria», contraddistinta attraverso l’anno di riferimento (che dovrebbe essere quello che precede l’anno di presentazione).

Questo complesso di regole  può forse spiegare perché finora si sia sentito parlare così poco di comunitaria: questo strumento –  a nostro parere, almeno per quanto riguarda i nostri problemi di categoria – evidenzia enormi responsabilità dell’intera classe politica italiana. Tutti sapevano, o avrebbero dovuto sapere, quanto stava accadendo e nessuno ha fatto nulla.

Da informazioni  raccolte il 16 corrente attraverso gli uffici della Camera, abbiamo appreso che il disegno di legge della Comunitaria 2010 è già stato approvato in Senato (per richiamare il testo cliccare qui), è stato approvato dalla XIV Commissione della Camera ed era pronto per essere portato in aula, ma è stato rinviato alla Commissione. L’iter legislativo è quindi in  fase molto avanzata. Segnaliamo in particolare l’articolo 14, il quale precisa: (Modifiche al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. Procedura d’infrazione n. 2008/4908).- 1. Il comma 2 dell’articolo 01 del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è abrogato. 2. All’articolo 01, comma 2-bis, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, le parole: «comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1» e dopo le parole: «con licenza» sono aggiunte le seguenti: «, ad eccezione di quelle rilasciate dalle autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, nell’ambito delle rispettive circoscrizioni territoriali». 3. All’articolo 03, comma 4-bis, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, le parole: «Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 01, comma 2,» sono soppresse. In chiaro significa che, a meno di improbabili ripensamenti, con la legge comunitaria ci perderemo quello che rimane del rinnovo automatico di sei anni, ripetibile ad ogni scadenza.

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Decreto sviluppo: riflessioni

Postato il: 16 giugno, 2011 | Lascia un commento

Lo stralcio dei commi 1, 2 e 3 del Decreto sviluppo, che azzerano quasi completamente le disposizioni inerenti il nostro settore nell’ambito dell’articolo 3 del decreto stesso, costituisce il primo passo  per dare definitiva soluzione a una normativa quanto mai inadeguata e intricata, ma non risolve la situazione e, soprattutto, non chiarisce le strategie della maggioranza di governo e della stessa opposizione. Restano in piedi:

1.- la scadenza del 31 dicembre 2015;
2.- la normativa Ue, la quale, in assenza di una precisa e decisa presa di posizione italiana, prescrive che, quando il numero della autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitata per scarsità delle risorse naturali, il rinnovo delle concessioni debba essere effettuato attraverso gare ad evidenza pubblica nelle quali nessun particolare vantaggio può essere accordato al concessionario uscente o a persone che con esso abbiano particolari legami (cfr. articolo 12 della Direttiva Bolkestein, secondo comma).

Inoltre – fino a conversione in legge del Decreto sviluppo, che non sappiamo ancora con esattezza come evolverà – non dobbiamo dimenticare le disposizioni che prevedono concessioni della durata di sei anni, rinnovabili automaticamente per sei anni alla scadenza, normativa mai esplicitamente abrogata (si veda l’articolo 10 legge 88/2001, il quale prescrive: Il comma 2 dell’articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente: «2. Le concessioni di cui al comma 1, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del Codice della navigazione»).

In ambito sindacale c’è chi  pensa con apparente interesse di ritornare al Tavolo Fitto, ipotesi che – lo sappiamo bene – significa solo arroganza; apertura alle gare;  trattative su parametri  illusori, pseudo “buona uscita” e simili fandonie, risultati che dal 2016 ci costringerebbero ad inaugurare la stagione infinita dei ricorsi e controricorsi, distruggendo un sistema strategico. Al Tavolo Fitto non si parlerebbe di deroghe Ue. Un passo indietro di mesi. Alcuni colleghi, invece, sicuramente in buona fede, si dolgono che non siano stati immediatamente accolti i possibili emendamenti al decreto, emendamenti che peraltro – purtroppo, secondo noi – non sono affatto spariti. Chi  li ha elaborati pensa di  utilizzarli attraverso un nuovo strumento –  che potrebbe essere la cosiddetta Legge comunitaria – circostanza che vanificherebbe  lo stralcio dei tre commi dell’articolo 3. Si pensa forse che acquisire un risultato parziale e insoddisfacente sia meglio di niente? Queste, amici, sono le premesse per un piano B e, con tutto il rispetto, noi pensiamo che  sia un ragionamento sbagliato, perché difficilmente la situazione  potrebbe essere modificata a nostro favore dopo che è stata definita. C’è troppo poco tempo prima del fatidico 31 dicembre 2015 e, per di più, mancano le condizioni per poter operare: il problema delle spiagge è percepito come un problema di nicchia; l’opinione pubblica e una parte significativa delle forze politiche non ci sono favorevoli; la categoria non è adeguatamente informata, non è compatta ed è stato ampiamente dimostrato nei fatti che la strategia delle trattative separate, condotte da parte di gruppi regionali, non solo non paga, ma rischia di frazionare ulteriormente il fronte dei concessionari; in ultima analisi il solo vero potenziale che possediamo. Conviene attivarsi adesso, cavalcando la totale incertezza normativa come fattore di coesione.

Il Governo, che dispone ancora di una maggioranza e che vuole continuare a governare (si fa per dire), è troppo debole, troppo coinvolto in questioni di sopravvivenza, troppo arroccato sulle sue posizioni – che certo non sono le nostre – per poter sperare che si faccia  promotore  di una efficace richiesta di deroga alla Bolkestein. E’ invece determinato a dare attuazione alle idee di Tremonti, mimetizzate ora da emendamenti che sostanzialmente  ricalcano queste idee, il che – a noi che questi emendamenti e queste idee non abbiamo apprezzato per nulla – sembra estremamente pericoloso. E’ prevedibile che il Governo intenda procedere a colpi di fiducia, fatto che, a meno di una decisa presa di posizione della Lega nord, chiuderebbe malamente la questione e con essa ogni possibile via d’uscita a breve termine.

Si tratta di una situazione maledettamente bloccata, nella quale l’unica possibile soluzione consiste nel chiedere ai sindacati coesione,  fermezza e una mobilitazione generale della categoria. Non siamo più nella situazione politica ante amministrative ed ante referendum e il fatto che la stagione estiva sia ormai iniziata non significa nulla, perché si tratta di un problema vitale per la categoria, un problema che va affrontato prima che si ponga mano alla legge comunitaria. Non lasciamoci condizionare dai discorsi altrui. I nostri obiettivi, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono:

1.- stralcio delle concessioni dal Decreto sviluppo (risultato provvisoriamente acquisito);
2.- deroga dalla direttiva Bolkestein;
3.- legge quadro, nell’ambito della quale i punti fermi siano: continuità delle concessioni e tutela assoluta dell’ambiente.

Obiettivi, questi,  difficili  ma irrinunciabili.

Dobbiamo indurre uno sponsor politico a darci una mano.

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Decreto sviluppo, articolo 3, commi 1, 2, 3: soppressi in commissione

Postato il: 15 giugno, 2011 | Lascia un commento

Le commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera hanno approvato un pacchetto di circa 130 emendamenti al Decreto sviluppo, tra cui la soppressione dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 3, relativi alle spiagge. Sembra che queste concessioni saranno oggetto di un diverso provvedimento, forse la Legge comunitaria 2010. Oggetto misterioso questa Legge comunitaria: destinata ad assicurare l’osservanza degli obblighi derivanti dalla partecipazione dell’Italia all’UE (16 direttive da recepire con decreto legislativo), riferita al 2010, è ancora ferma alla Camera al 14 giugno 2011. Speriamo bene. Due articoli di riferimento, cliccate sulle icone per ingrandire:
 
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