SPAGNA: LA NUOVA LEGGE DELLA COSTA

Postato il: 25 maggio, 2013 | 2 Commenti

SPAGNA_LEGGE_COSTA_TRADUZIONE_PAGINA_11Pubblichiamo con ritardo, per questioni legate alla gestione del blog, il testo integrale della Ley de costas (accessibile cliccando sull’icona a lato) quale risulta dal Bollettino ufficiale del 21 maggio 2013, nonché la traduzione dell’articolo 1, comma 21, paragrafi 2 e 3, dove si parla di concessioni prorogate fino a un massimo di 75 anni. La traduzione è di Benedetta Riccomini, che ringraziamo.
Oggi è il 25 maggio, sono trascorsi quattro giorni da allora e nessuno in Europa ha eccepito alcunché, mentre in passato, nei confronti dell’Italia, l’Ue ha dimostrato di essere sempre puntualmente informata e di non avere remore nell’intervenire, anche se informalmente, per bloccare sul nascere le iniziative sgradite. E’ quindi ragionevole supporre che la promulgazione della norma spagnola, avallata con largo anticipo dalla nota 3 agosto 2012 di  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea,  sia stata digerita senza problemi.
Europa a due velocità? Sembrerebbe.

Pubblichiamo la dichiarazione che Cristiano Tomei – coordinatore nazionele CNA Balneatori – ha rilasciato a questo riguardo:
“In Europa è forte il rischio che si creino economie turistico-costiere a due velocità. Quelle che ‘viaggiano sopra le direttive’ come la Ley de costas spagnola e quelle come il caso italiano che,  con una rigida interpretazione, rischiano di far dissolvere 30.000 piccole imprese balneari. Tutto ciò in barba allo Small business act e pregiudicando irrimediabilmente un sistema economico unico in Europa. Chiediamo al nostro Governo di trattare con Bruxelles la questione balneare italiana per tutelare 30.000 aziende, altrettante famiglie e 300.000 lavoratori, evitando le aste e le evidenze pubbliche… altro che business plan da completare entro il 2015!  (l’ultima considerazione si riferisce alla proposta di Renato Papagni (Federbalneatori) contenuta nell’intervista 22 maggio 2013 Adnkronos, della quale diremo in altro post – n.d.r.).
Le imprese balneari sono estranee alla Direttiva servizi. Hanno mutui ed investimenti ancora da ammortizzare per mezzo dei quali si è elevato ad eccellenza il sistema turistico del nostro Paese.
Adesso, per far ripartire gli investimenti, per creare lavoro e produrre crescita in Italia è fondamentale aprire il confronto in Europa per dare garanzie sul proprio futuro a queste imprese. Solo così si tutelano le imprese, si tutela il lavoro, si tutelano gli investimenti effettuati e si può chiedere il rilancio degli stessi per far ripartire l’economia. Adesso le imprese hanno bisogno di certezze.”

Aggiungiamo alla dichiarazione di Tomei una nostra considerazione: non dimentichiamo mai che, come è avvenuto in Spagna, anche i concessionari demaniali marittimi italiani sono stati spossessati di un diritto legittimo, del quale erano titolari.

 

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