Tremonti e la responsabilità delle sue scelte

Postato il: 27 giugno, 2011 | Lascia un commento

Leggiamo un articolo de LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO.it, che abbiamo trovato sul web e che vi proponiamo, perché contiene dati e riflessioni di qualche interesse (cliccate sull’icona per richiamare l’articolo). Ci è capitato sott’occhio cercando elementi significativi per chiarire un nostro dubbio: sarà davvero capace come dicono, questo apparentemente algido ministro Tremonti? Noi penso di no. Sono anni che Tremonti persegue una politica di rigore priva di qualsivoglia efficace fattore di crescita. Il pareggio di bilancio, a distanza di anni, continua a rimanere una chimera, sia perché c’è di mezzo una crisi economica non indifferente, sia perché non si interviene dove si dovrebbe, sia soprattutto perché una politica di tagli e basta non porta da nessuna parte. Per creare ricchezza – indispensabile per conseguire il miglioramento dei conti pubblici – occorre anche creare e sviluppare importanti fattori di crescita. Tremonti non solo è refrattario a questo concetto, ma sta addirittura programmando di azzerare gli stabilimenti balneari per quello che attualmente sono: settore che, tutto sommato, si barcamena nonostante la crisi. Se andremo in gara – circa trentamila aziende tutte insieme – ci sarà caos, disordini, perdita di ricchezza, ulteriore disoccupazione, minori introiti fiscali. Pareggio di bilancio? Ma non diciamo sciocchezze!! Possibile che le sofisticate proiezioni del ministro non arrivino a prevedere questo scenario? Usi piuttosto Tremonti questo un importante elemento di pressione nei confronti dell’Europa, per farci uscire dalla Bolkestein.

 

 

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Decreto sviluppo: riflessioni

Postato il: 16 giugno, 2011 | Lascia un commento

Lo stralcio dei commi 1, 2 e 3 del Decreto sviluppo, che azzerano quasi completamente le disposizioni inerenti il nostro settore nell’ambito dell’articolo 3 del decreto stesso, costituisce il primo passo  per dare definitiva soluzione a una normativa quanto mai inadeguata e intricata, ma non risolve la situazione e, soprattutto, non chiarisce le strategie della maggioranza di governo e della stessa opposizione. Restano in piedi:

1.- la scadenza del 31 dicembre 2015;
2.- la normativa Ue, la quale, in assenza di una precisa e decisa presa di posizione italiana, prescrive che, quando il numero della autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitata per scarsità delle risorse naturali, il rinnovo delle concessioni debba essere effettuato attraverso gare ad evidenza pubblica nelle quali nessun particolare vantaggio può essere accordato al concessionario uscente o a persone che con esso abbiano particolari legami (cfr. articolo 12 della Direttiva Bolkestein, secondo comma).

Inoltre – fino a conversione in legge del Decreto sviluppo, che non sappiamo ancora con esattezza come evolverà – non dobbiamo dimenticare le disposizioni che prevedono concessioni della durata di sei anni, rinnovabili automaticamente per sei anni alla scadenza, normativa mai esplicitamente abrogata (si veda l’articolo 10 legge 88/2001, il quale prescrive: Il comma 2 dell’articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente: «2. Le concessioni di cui al comma 1, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del Codice della navigazione»).

In ambito sindacale c’è chi  pensa con apparente interesse di ritornare al Tavolo Fitto, ipotesi che – lo sappiamo bene – significa solo arroganza; apertura alle gare;  trattative su parametri  illusori, pseudo “buona uscita” e simili fandonie, risultati che dal 2016 ci costringerebbero ad inaugurare la stagione infinita dei ricorsi e controricorsi, distruggendo un sistema strategico. Al Tavolo Fitto non si parlerebbe di deroghe Ue. Un passo indietro di mesi. Alcuni colleghi, invece, sicuramente in buona fede, si dolgono che non siano stati immediatamente accolti i possibili emendamenti al decreto, emendamenti che peraltro – purtroppo, secondo noi – non sono affatto spariti. Chi  li ha elaborati pensa di  utilizzarli attraverso un nuovo strumento –  che potrebbe essere la cosiddetta Legge comunitaria – circostanza che vanificherebbe  lo stralcio dei tre commi dell’articolo 3. Si pensa forse che acquisire un risultato parziale e insoddisfacente sia meglio di niente? Queste, amici, sono le premesse per un piano B e, con tutto il rispetto, noi pensiamo che  sia un ragionamento sbagliato, perché difficilmente la situazione  potrebbe essere modificata a nostro favore dopo che è stata definita. C’è troppo poco tempo prima del fatidico 31 dicembre 2015 e, per di più, mancano le condizioni per poter operare: il problema delle spiagge è percepito come un problema di nicchia; l’opinione pubblica e una parte significativa delle forze politiche non ci sono favorevoli; la categoria non è adeguatamente informata, non è compatta ed è stato ampiamente dimostrato nei fatti che la strategia delle trattative separate, condotte da parte di gruppi regionali, non solo non paga, ma rischia di frazionare ulteriormente il fronte dei concessionari; in ultima analisi il solo vero potenziale che possediamo. Conviene attivarsi adesso, cavalcando la totale incertezza normativa come fattore di coesione.

Il Governo, che dispone ancora di una maggioranza e che vuole continuare a governare (si fa per dire), è troppo debole, troppo coinvolto in questioni di sopravvivenza, troppo arroccato sulle sue posizioni – che certo non sono le nostre – per poter sperare che si faccia  promotore  di una efficace richiesta di deroga alla Bolkestein. E’ invece determinato a dare attuazione alle idee di Tremonti, mimetizzate ora da emendamenti che sostanzialmente  ricalcano queste idee, il che – a noi che questi emendamenti e queste idee non abbiamo apprezzato per nulla – sembra estremamente pericoloso. E’ prevedibile che il Governo intenda procedere a colpi di fiducia, fatto che, a meno di una decisa presa di posizione della Lega nord, chiuderebbe malamente la questione e con essa ogni possibile via d’uscita a breve termine.

Si tratta di una situazione maledettamente bloccata, nella quale l’unica possibile soluzione consiste nel chiedere ai sindacati coesione,  fermezza e una mobilitazione generale della categoria. Non siamo più nella situazione politica ante amministrative ed ante referendum e il fatto che la stagione estiva sia ormai iniziata non significa nulla, perché si tratta di un problema vitale per la categoria, un problema che va affrontato prima che si ponga mano alla legge comunitaria. Non lasciamoci condizionare dai discorsi altrui. I nostri obiettivi, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono:

1.- stralcio delle concessioni dal Decreto sviluppo (risultato provvisoriamente acquisito);
2.- deroga dalla direttiva Bolkestein;
3.- legge quadro, nell’ambito della quale i punti fermi siano: continuità delle concessioni e tutela assoluta dell’ambiente.

Obiettivi, questi,  difficili  ma irrinunciabili.

Dobbiamo indurre uno sponsor politico a darci una mano.

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Prima vera scadenza vitale. Chiarimento indispensabile

Postato il: 1 giugno, 2011 | 2 Commenti

Ultimi giorni per la strategia dei tre punti:  1.- stralcio dell’articolo 3 del Decreto Sviluppo; 2.- deroga dalla Direttiva Bolkestein; 3.- legge quadro. Tra meno di una settimana scade il termine per stralciare  il nostro settore dal decreto. Se non otterremo questo primo risultato essenziale, dopo il 31 dicembre 2015, tutti, nessuno escluso, andremo diritti a gara ad evidenza pubblica. Non fatevi illusioni, purtroppo è così.

Le notizie che arrivano da Roma ci dicono che Tremonti considera il decreto non modificabile. Il SIB, il maggiore sindacato di categoria, quello che ha gridato con noi “NO ALLE ASTE!!”, tace. Cosa significa? Può essere una sola cosa: esiste con il Governo un accordo riservato, che il sindacato giudica soddisfacente. Se così non fosse, il SIB dovrebbe portare di gran carriera a Roma trentamila balneari infuriati. Ma l’oggetto dell’accordo sarà quello che vogliamo noi? Prima che sia troppo tardi accertiamocene, sommergiamo il Presidente Borgo di  mail come questa:

“Presidente Borgo, lei sa che il nostro obiettivo unico e irrinunciabile, anche in relazione al decreto 70/2011, è NO ALLE ASTE – NO ALLE GARE AD EVIDENZA PUBBLICA – SI ALLA DEROGA. Se Tremonti non è d’accordo andiamo di corsa a Roma!! Se manca questo accordo e lei omette di informarci e non ci porta  a manifestare a Roma, assume responsabilità che eccedono le sue funzioni e delle quali, nostro malgrado, dovremo chiedere conto ad ogni livello, a lei e al sindacato, anche dal punto di vista patrimoniale.”

L’indirizzo istituzionale del presidente Borgo è:

presidente@sindacatobalneari.it

Usatelo entro oggi, 1° giugno 2011!! Fate un copia e incolla (Ctrl+c  poi Ctrl+v) e spedite!!

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ROMA 24 e 25 maggio 2011: esiti del sit-in

Postato il: 26 maggio, 2011 | 1 commento

Concluso il sit-in di Roma, dopo un significativo incontro in Senato. Una delegazione di balneari (Laila Di Carlo e Riccardo Ciferni, Mauro Cioffi, Piero Bellandi, Carlo Monti,  Fabrizio Maggiorelli, Gianluca Tiozzo e  Giovanni Botta di Comitato Balneari Liguria) e un gruppo di senatori, alcuni storicamente molto vicini al nostro problema (Granaiola, Baldini , Cursi (Presidente della X Commissione Industria, Commercio, Turismo), Mercatali),  altri legati alle regioni d’origine degli organizzatori della manifestazione (Tancredi, Pastore, Di Stefano, Piccone), hanno discusso sull’articolo 3 del Decreto sviluppo, sui suoi elementi di criticità e sulle iniziative da attuare prima della conversione in legge. Laila Di Carlo – avvocato, come sapete – ha chiesto chiarimenti tecnici analitici e approfonditi, ai quali non è stato possibile dare risposta, per l’assenza dei tecnici di Tremonti.   Con leggere sfumature, i presenti hanno convenuto sulla opportunità di chiedere lo stralcio dell’articolo 3 – almeno nelle parti che riguardano specificamente gli stabilimenti balneari – e parallelamente chiedere che il Governo si attivi presso l’UE per ottenere la deroga dalla direttiva Bolkestein. A queste iniziative preliminari dovrebbe ovviamente seguire la redazione di una legge quadro. Il Presidente Cursi si è impegnato a chiedere al Governo di intervenire presso l’UE.

Riccardo Ciferni ci informa che, ieri mattina – quindi prima della riunione in Senato – Laila Di Carlo ha incontrato il ministro Tremonti per un breve colloquio, del quale non abbiamo un resoconto preciso. Sembra che Tremonti abbia ribadito la sua disponibilità nei nostri confronti e abbia addebitato ai tecnici del Quirinale l’evoluzione che il decreto ha avuto, dalla bozza al testo promulgato.

Verificata l’indisponibilità di un incontro “tecnico” di rilievo,  è stato deciso di sospendere il presidio, per valutare nuove iniziative, più efficaci e con maggiore partecipazione.

Il SIB Toscana era presente in persona di Carlo Monti e di Piero Bellandi. Il SIB nazionale, che pure riteniamo fosse al corrente dell’iniziativa, non ha ritenuto opportuno presenziare. Amici del SIB, ve lo diciamo con chiarezza: non siete nuovi a fatti del genere, ma non è una buona politica.

Incidentalmente, anche se questo post si limita a contenuti di cronaca, ricordiamo che il decreto verrà convertito in legge entro il 12 luglio. E’ indispensabile riuscire a stralciare l’articolo 3 prima di quella data, quindi a giorni dovremo necessariamente organizzare nuove manifestazioni, che vi saranno  segnalate su questo blog e su quello di Movimento Balneare. Se ci tenete alla vostra concessione, quando  vi si chiederà di essere presenti, anche se è estate, cercate di esserci, perché in pochi non si combina nulla. E’ essenziale che ci siate voi o qualcuno che faccia numero per voi. Ieri a Roma qualche marchigiano ha addirittura chiuso lo stabilimento, pur di esserci. Questo, ovviamente, vale anche per il SIB.

Manca il tempo per impaginare l’articolo in modo ineccepibile, ma pensiamo che sia comunque opportuno pubblicare alcune foto scattate in occasione del presidio:

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Lettera aperta di Erika – Celle Ligure – a Giulio Tremonti

Postato il: 18 maggio, 2011 | 3 Commenti

On.le Tremonti,

contro ogni aspettativa e contro quanto è stato assicurato in molteplici incontri pre-elettorali, il Decreto Sviluppo, nella sua attuale formulazione, non solo non aiuta la nostra categoria, ma anzi ne aggrava ulteriormente la posizione.

Lei dichiara di  “fregarsene” delle spiagge, ma questo, se per certi aspetti è persino troppo chiaro, non è poi così vero: in realtà lei considera le spiagge come un cespite patrimoniale da sfruttare ben oltre i limiti di una concessione accordata dallo Stato a privati,  per motivi di pubblico interesse. Ecco la vera motivazione del diritto di superficie, proposto  a prezzi di mercato, insostenibili per qualsiasi azienda a base familiare  che, come lei chiede,  voglia investire e lavorare “lealmente”, rispettando la normativa fiscale e previdenziale. Il ministro dell’economia non può  non considerare l’impatto economico delle sue decisioni su un settore che conta più di 30.000 imprese prevalentemente familiari e più di 1 milione di lavoratori. Quale fondamento economico la porta a penalizzare e ad estromettere dal circuito produttivo così tante famiglie per sostituirle con poche società di investimento, magari straniere, magari malavitose? Ha tenuto conto dell’impatto devastante che questo decreto può avere sull’economia delle coste italiane che, come piccoli ecosistemi, sopravvivono solo grazie al turismo balneare?

Questo lavoro l’hanno inventato i nostri nonni, più di cent’anni fa, e l’hanno portato avanti i nostri genitori investendo denaro e lavorando onestamente. Perché adesso vuole portarcelo via?

Erika

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Tremonti: diritto di superficie di 90 anni e prelazione per i vecchi concessionari

Postato il: 5 maggio, 2011 | 2 Commenti

Discorso interessante quello odierno di Giulio Tremonti, anche se, considerando l’estrema sintesi e l’esposizione a braccio, la cautela è d’obbligo. Anzitutto,  alla luce del Documento di economia e finanza  approvato dal Governo,  Premessa, pagina IX, lettera H), Tremonti intendeva “distretti turistico-balneari” quando ha parlato di “distretti turistico-alberghieri”. Oltre a ciò ci sembra chiaro che il diritto di superficie si estenda all’intera area attualmente in concessione, compreso l’arenile asservito (“tutto ciò che è terreno su cui insistono gli insediamenti turistici, quindi chioschi, quindi strutture ricettive sulla spiaggia, tutto quello che riguarda gli operatori balneari sarà oggetto di diritto di superficie”). Sembra altrettanto chiaro che si riconosca un vero e proprio diritto di prelazione agli attuali concessionari, escludendo qualsiasi ricorso a gare (“Chi vuole continuare e può continuare quelle attività chiede il diritto di superficie, che durerà 90 anni”). Una durata di novant’anni consente di guardare avanti con fiducia, oltre la crisi, eliminando i motivi di incertezza che ci hanno logorato negli ultimi due anni. Quanto al prezzo annuale del diritto di superficie, auguriamoci che sia possibile ragionare su basi economiche realistiche. Resta il nodo europeo e resta da capire l’atteggiamento delle opposizioni, anche se l’accordo raggiunto oggi in Senato circa l’unificazione delle quattro mozioni inerenti gli stabilimenti balneari lascia bene sperare.

Pubblichiamo per memoria la trascrizione del discorso odierno (5 maggio 2011) del ministro dell’Economia, caso mai tv.repubblica.it decidesse di eliminare il filmato.

 

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5 maggio 2011: Tremonti e il diritto di superficie

Postato il: 5 maggio, 2011 | Lascia un commento

Due comunicati stampa al volo. Ci aggiorniamo con notizie più approfondite.

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Approfondimenti sul Tremonti pensiero in tema turistico-balneare

Postato il: 24 aprile, 2011 | Lascia un commento

Le dichiarazioni riferite all’on.le Tremonti e richiamate nel  nostro post del 15 aprile non ci convincevano. Radio Radicale riporta la registrazione di due interessanti interventi del Ministro dell’Economia. Ve li proponiamo in un’accurata trascrizione, limitata alla sola parte che tratta questioni di nostro interesse, per velocizzare la lettura ed evitare il rischio che,  con il tempo, i  file audio siano eliminati, come è avvenuto  in passato. Aggiungiamo un interessante articolo de Il Sole – 24 ore di sabato 23 aprile (Sconti fiscali e amministrativi sulle coste).

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Genova 18 aprile 2011- Riflessioni

Postato il: 20 aprile, 2011 | Lascia un commento

Risolvere i problemi di categoria è sempre stato difficile e le cose non cambiano neppure quando corriamo il rischio di giocarci le concessioni. Noi di COMITATO BALNEARI LIGURIA siamo convinti che in questa vicenda, se non siamo e non ci dimostriamo fermi e compatti, corriamo grossi rischi. Il SIB era di tutt’altro parere fino a poco tempo fa, ma gli riconosciamo  il merito di aver ascoltato il dissenso della base e di non essere caduto nella trappola Fitto. Ora però non possiamo continuare a confrontarci su percorsi divergenti: perdiamo tempo, credibilità, occasioni. Ieri a Genova, sotto il palazzo del Governo, avrebbe dovuto esserci tutta la Liguria, invece non c’era quasi nessuno e, soprattutto, nessuno o quasi sapeva che avrebbe dovuto essere lì. Forse non i senatori, che sono usciti tardi, ma gli assessori regionali hanno visto e valutato la nostra “nutrita” partecipazione. Attenzione signori, è un rischio enorme lasciar credere agli associati che il sindacato sia in grado di risolvere il problema da solo:  sindacato è una parola priva di contenuti se dietro a lui non c’è una categoria compatta, agguerrita e presente. Anche se le cose cominciano a sembrare bene orientate niente è ancora deciso: i grossi calibri, i Tremonti, devono ancora scendere in campo, ma  hanno già idee molto chiare e non è detto che vadano bene per noi.

 

 

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Rapporti con la politica

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

Un problema come il nostro non può sfuggire all’attenzione della politica. Troppe sono le persone, le famiglie, le regioni direttamente o indirettamente coinvolte. Si tratta di una questione di carattere nazionale. Troppi sono i voti in ballo. Tuttavia per molto, troppo tempo la politica, lontana da scadenze elettorali e in tutt’altre faccende affaccendata, si è negata al contatto con i balneari. Non abbiamo praticamente mai sentito il ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla, come se il turismo non fosse pesantemente coinvolto dalla nostra emergenza e nelle sue conseguenze vicine e lontane. Ma non si sono sentiti neppure: il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti; il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Altero Matteoli; il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani; il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. Evidentemente questi signori ritengono che mettere sul lastrico qualche centinaia di migliaia di famiglie, rapinandole dei loro diritti, sprovviste come sono di ammortizzatori sociali, sia questione di poco conto. Non abbiamo neppure capito come sia stato possibile cancellare i legittimi diritti di un’intera categoria creando un autentico caos legislativo (diritto d’insistenza NO, ma rinnovo automatico 6 + 6   SI, anche se le concessioni scadono al 31.12.2015) senza sentire la necessità di mandare Angelino Alfano, ministro della Giustizia, in un qualsiasi talk show a spiegare perché ci si ostina a ripetere che questo è uno Stato di diritto, membro di un’Unione di Stati di diritto. Né mai abbiamo visto prendere posizione nei confronti della Comunità europea da parte di Andrea Ronchi, ministro delle Politiche europee fino al 17 novembre 2010 e dopo di lui da parte di Silvio Berlusconi, che da quella data regge il ministero in prima persona. In compenso abbiamo sentito spesso parlare Raffaele Fitto,  ministro dei rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, delegato a trattare con le associazioni di categoria, intenzionato, sembra di capire, a portarci al rinnovo delle concessioni adottando il procedimento dell’evidenza pubblica. La tesi ufficiale è che se così  vuole l’Europa, cosa può farci un ministro della Repubblica, se non adeguarsi? Ma come la mettiamo con le possibili deroghe previste dall’Unione? E  con la scadenza del 28 dicembre 2011, della quale parliamo nella nota “I termini reali del nostro problema e una ipotesi su come sarebbe possibile uscirne”,  sesto capoverso?

Non tutti i soggetti politici, fortunatamente, hanno seguito questa strada: primo fra tutti il PD che, poco dopo il convegno del 18 novembre 2009 a Roma, ha proposto al Governo di riconoscere la specificità del turismo balneare italiano, e altro ancora, argomenti che potete leggere direttamente sul documento PD 20 dicembre 2009. I senatori Manuela Granaiola (PD) e Massimo Baldini (PDL), entrambi toscani, si sono prodigati fin dal 2009 per risolvere il nostro problema. E’ grazie al loro interessamento che il  Senato intrapreso l’indagine conoscitiva sulle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo (Commissioni riunite:  8° – Lavori Pubblici e 10° – Industria, commercio e turismo) che ha iniziato i lavori il 3 febbraio 2011 con l’audizione del ministro Fitto. Anche l’on. le Sonia Viale di Sanremo, sottosegretario di Stato all’economia e alle finanze, è informata della nostra questione e se ne sta interessando. L’on. le Giacomo Chiappori (Lega Nord) di Imperia, che già era intervenuto nel corso della manifestazione di Roma (1° dicembre 2009), si è impegnato pubblicamente a nostro favore nel corso del convegno di Loano (18 dicembre 2010), ma a tutt’oggi non risulta aver assunto autonome iniziative. L’11 febbraio 2011, l’on. le Paolo Tancredi (PDL) ha presentato in Senato l’ordine del giorno 0/2518/38/0105, cofirmato dagli onorevoli Maurizio Gasparri (PDL) e Gaetano Quagliariello (PDL), contenente un emendamento al decreto Milleproroghe 2011, finalizzato alla soluzione del nostro problema. L’emendamento non è stato accolto. Anche l’on. le Antonio Di Pietro (intervista di fine febbraio 2011, già precedentemente richiamata), si è espresso a nostro favore. Più recentemente (29 marzo 2011) l’agenzia di stampa ASCA ha informato che anche l’UDC, in persona degli onorevoli deputati: Deodato Scanderebech, Gianluca Galletti, Amedeo Ciccanti,  Gabriella Mondello,  Nedo Lorenzo Poli, Salvatore Ruggeri, Antonio Mereu, ha emanato una interessante nota congiunta in data 25 febbraio 2011, documento che riportiamo integralmente.

Nell’ambito della Regione Liguria, Angelo Berlangieri (Indipendente), Marilyn Fusco (IDV), Francesco Bruzzone (Lega Nord), si sono interessati del problema, i primi due anche partecipando al convegno del 18 dicembre 2010 a Loano.

In sede europea Lara Comi (PDL), anch’essa presente a Loano, ha dimostrato per un certo tempo di essere interessata alla nostra questione, in relazione alla quale tuttavia ha sempre espresso giudizi sostanzialmente critici. In tempi più recenti Leonardo Domenici (PD), nel corso dell’intervista 19 febbraio 011, che riprendiamo da Youtube, ha espresso una disponibilità che ci auguriamo abbia seguito.

Verifichiamo quindi l’esistenza di un diffuso interessamento trasversale nei nostri confronti e non perdiamo di vista la prossima scadenza elettorale. Le cose funzionano così.

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