Anticipazione: imminente chiusura della procedura di infrazione UE

Postato il: 25 febbraio, 2012 | Lascia un commento

ANSA Valle d’Aosta informa che la nota procedura di infrazione, quella che ci ha portato a un soffio dal perdere le concessioni, è in dirittura d’arrivo. Nel senso che sta per essere formalmente chiusa, non nel senso che siamo fuori pericolo. Adesso quelli che ci vogliono bene parlano di “liberalizzazione”. Cliccare sull’immagine per ingrandire.



Commenti

Decreto Sviluppo e deroga Bolkestein. Nota al Presidente Napolitano e ai componenti il consiglio dei Ministri

Postato il: 27 maggio, 2011 | 2 Commenti

Per chi desideri tenersi aggiornato, ecco il testo di due nostre note 26 maggio c.a.  indirizzate al Presidente Napolitano e a ciascuno dei componenti il Consiglio dei Ministri. Cliccare per evidenziare il testo.
 
 

Commenti

Le procedure di infrazione europea inerenti il demanio marittimo italiano, in essere al 31 marzo 2011

Postato il: 31 marzo, 2011 | Lascia un commento

Nella nota al ministro Franco Frattini datata 29 gennaio 2009 (2008/4908 – C(2009) 0328), notificata alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea con lettera accompagnatoria non datata e probabilmente scritta, o protocollata, in data 2 febbraio 2009, la Commissione delle comunità europee contesta alla Repubblica italiana quanto segue: “Dalle disposizioni dell’articolo 37 del Codice della navigazione, nonché dall’articolo 9 della legge regionale 22/2006 e dalle disposizioni del Piano riguardanti il “concorso di domande-procedura di comparazione”, risulta chiaramente che le condizioni di rilascio delle concessioni, benché applicabili indistintamente a tutte le imprese italiane e straniere, favoriscono l’attribuzione delle concessioni del demanio pubblico alle società che dispongono già di una concessione e che, di conseguenza, sono già stabilite, a seconda dei casi, in Italia e in Friuli Venezia Giulia.

Le norme in questione, che conferiscono una preferenza al concessionario uscente (il cosiddetto ‘diritto di insistenza’), configurano restrizioni alla libertà di stabilimento e comportano, in particolare discriminazioni in base al luogo di stabilimento, contrarie all’articolo 43 (ora 49, n.d.r.) del trattato.[…]

Ebbene, tali disposizioni snaturano la procedura di selezione provocando una rottura della parità di trattamento dei diversi operatori economici e, nella pratica, rendono estremamente difficile, se non impossibile, l’accesso di qualsiasi altro concorrente a dette concessioni. Tali disposizioni sono quindi tali da dissuadere altre imprese dal candidarsi e dall’offrire servizi più efficienti per le nuove concessioni, o addirittura da impedirlo. E’ opportuno rammentare, a tale proposito, che la Corte di giustizia ha sottolineato l’incompatibilità delle norme nazionali che, come quelle in esame, hanno l’effetto di rendere più difficile l’accesso al mercato di operatori in provenienza dagli altri stati membri.

Inoltre, secondo la giurisprudenza costante della Corte, non è necessario che le disposizioni in questione favoriscano tutte le imprese italiane rispetto alle imprese straniere per ritenere che esista una discriminazione. Basta che il regime preferenziale vigente avvantaggi una categoria di fornitori nazionali o anche un solo operatore. In questo caso, si tratta di società che sono già titolari di concessioni del demanio pubblico. Pertanto, sebbene tutte le imprese italiane non siano favorite nei confronti delle imprese straniere, nondimeno tutte le imprese favorite sono italiane.

In base alle informazioni disponibili, non è possibile ritenere che il principio di preferenza nei confronti delle imprese italiane di cui trattasi sia giustificato da una deroga di cui agli articoli 45 e 46 del trattato CE.[…]”

La nota della Commissione prosegue puntigliosamente, precisando il proprio punto di vista a proposito degli articoli 45 e 46 del Trattato (attualmente articoli 51 e 52, n.d.r.), quindi conclude: “ Per tali motivi la Commissione ritiene che, prevedendo un diritto di preferenza a favore del concessionario uscente nell’ambito della procedura di attribuzione delle concessioni del demanio pubblico marittimo, in particolare con l’adozione dell’articolo 37 del Codice della navigazione […] la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi dell’articolo 43 del Trattato CE. […]”

Concetti tutti pesantissimi, che tra l’altro sottolineano la assoluta mancanza di una presa di posizione del Governo italiano nei confronti delle conclusioni alle quali giunge la Commissione le quali, peraltro – lo annotiamo per ora senza soffermarci – riguardano uniformemente:

1.- il concetto di “concessionario uscente”, mentre il rinnovo automatico previsto dal decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494 e sostituito dalla formulazione proposta dall’art.10 della legge 16 marzo 2001, n. 88 esclude che di “concessionario uscente” si possa parlare;

2.- l’articolo 37 del Codice della navigazione, che è stato soppresso.

Da parte italiana i diritti dei concessionari demaniali di stabilimenti balneari non sono stati minimamente difesi in ambito europeo. Non disponiamo di tutto il carteggio che è intercorso tra i troppi uffici che si sono occupati della questione, ammesso che esistano documenti diversi da quelli in nostro possesso, ma possiamo documentare che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ufficio legislativo, con fax di giovedì 26 marzo 2009, protocollato dall’ufficio di destinazione il lunedì successivo, al numero 2637, indirizza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie, Struttura di missione per le procedure di infrazione, due pagine fitte di adesioni incondizionate alle posizioni comunitarie, al termine delle quali conclude precisando la necessità di riformulare il diritto di insistenza  “in modo rispondente ai principi comunitari in sede di prossima revisione della parte marittima del codice della navigazione.” Resa senza condizioni. Il 2 aprile successivo, con protocollo 0002742, la nota sopra menzionata, insieme con altra della Regione Friuli e Venezia Giulia, dalla quale prescindiamo, viene girata alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, per l’inoltro ai servizi della Commissione, con la precisazione che le amministrazioni competenti stanno predisponendo l’adeguamento della normativa nazionale e regionale al diritto comunitario. Infine, a quasi un anno dalla notifica della procedura di infrazione, il governo, con l’articolo 1, comma 18 del DL 30 dicembre 2009, n. 194 (Milleproroghe), dispone il preannunciato adeguamento in questi termini: “Ferma restando la disciplina relativa all’attribuzione di beni a regioni ed enti locali in base alla legge 5 maggio 2009, n. 42, nonché alle rispettive norme di attuazione, nelle more del procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, da realizzarsi, quanto ai criteri e alle modalità di affidamento di tali concessioni, sulla base di intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, che è conclusa nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti, nonché in funzione del superamento del diritto di insistenza di cui all’articolo 37, secondo comma, secondo periodo, del codice della navigazione, che è soppresso dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il termine della concessione in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2012 è prorogato fino a tale data.” Nella legge di conversione del decreto (26 febbraio 2010, n. 25), tuttavia, il testo dell’articolo 1, comma 18, viene modificato come segue: “Ferma restando la disciplina relativa all’attribuzione di beni a regioni ed enti locali in base alla legge 5 maggio 2009, n. 42, nonché alle rispettive norme di attuazione, nelle more del procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, da realizzarsi, quanto ai criteri e alle modalità di affidamento di tali concessioni, sulla base di intesa in sede di Conferenza Stato-regioni ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n, 131, che è conclusa nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti, nonché in funzione del superamento del diritto di insistenza di cui all’articolo 37, secondo comma, secondo periodo, del codice della navigazione, il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 è prorogato fino a tale data, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 03, comma 4-bis, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. All’articolo 37, secondo comma, del codice della navigazione, il secondo periodo è soppresso.” Il grassetto è nostro e vuole evidenziare sia lo spostamento della scadenza dal 2012 al 2015,  sia il richiamo a norme di legge in precedenza non menzionate. Il senso di questo richiamo è del tutto oscuro: ingenuità assoluta o astuzia diabolica? difficile dirlo, in ogni caso la mossa non sfugge alla Commissione europea, che  risponde il 5 maggio 2010 con una nota di messa in mora complementare nella quale sorvola sulla proroga ulteriore, ma obietta che la legge di conversione del milleproroghe 2009, nell’articolo 1, comma 18 (cioè la parte del decreto che ci riguarda) introduce il rinvio all’articolo 01, comma 2 del decreto 5 ottobre 1993 n. 400, rinvio che non era previsto dal decreto originario. Per chiarezza aggiungiamo il passaggio mancante: il decreto richiama l’articolo 03, comma 4-bis,  del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, il quale, a sua volta, richiama l’articolo 01, comma 2 del decreto stesso, sopra riportato integralmente, il quale, in sintesi, precisa che gli stabilimenti balneari fruiscono di concessioni della durata di sei anni, alla scadenza dei quali l’autorizzazione si rinnova automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza. “Questi rinvii successivi” rileva la Commissione “privano di ogni effetto utile il testo del decreto-legge, che correttamente mirava alla messa in conformità della legislazione italiana contestata con il diritto dell’Unione europea, eliminando la preferenza in favore del concessionario uscente nell’ambito della procedura di attribuzione delle concessioni. Il testo dell’articolo 1(18) della precitata legge di conversione, nella sua redazione attuale, prevede chiaramente il rinnovo automatico, di sei anni in sei anni, per le concessioni che arrivano a scadenza. Questo rimette in questione l’intero approccio tenuto dal decreto-legge del 30 dicembre 2009.” La nota della Commissione procede con osservazioni che riprenderemo in altre parti di questa nostra relazione e, integrando la costituzione in mora 2 febbraio 2009, conclude che: “la Repubblica italiana, adottando l’articolo 1, comma 18, della legge di conversione 26 febbraio 2010, n. 25, e mantenendo in vigore l’articolo 01, comma 2, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, che prevede il rinnovo automatico delle concessioni, abbia mancato agli obblighi che su essa incombono in virtù dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno (Direttiva Bolkestein, n.d.r.), nonché in virtù dell’articolo 49 TFUE sulla libertà di stabilimento.”

Questi i riferimenti giuridici necessari per capire cosa stia succedendo. Esistono altri importanti documenti normativi, che è opportuno tenere presenti e che richiameremo nella misura in cui sarà necessario.

Commenti

  • CHI SIAMO

    Siamo concessionari demaniali marittimi di stabilimenti balneari. Di fronte al rischio di perdere le nostre concessioni-azienda a causa di una normativa europea mal interpretata o usata strumentalmente, spacciata per calamità ineluttabile da sindacati e Governo, abbiamo deciso di difenderci in prima persona e di promuovere ogni possibile attività lecita, a partire dall'informazione.
  • DISCLAIMER

    www.comitatobalneariliguria.it non è una testata giornalistica, perché non si pubblica con periodicità regolare, non produce ricavi, non richiede né ottiene sostegno finanziario dallo Stato (né da chiunque), non ha in organico giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti. Non è neppure un nuovo sindacato di categoria e non presta attività di consulenza. Chi collabora con il blog lo fa a titolo gratuito, si occupa dei problemi della propria categoria come qualsiasi imprenditore avveduto e ne parla nell’ambito di un amichevole scambio di opinioni, senz'altra contropartita che non sia quella dell'interesse comune. Leggeteci e valutateci con obiettività, con la stessa cautela che usate normalmente per navigare in rete.
  • AMMINISTRAZIONE