EUROPA: NUOVA LEGITTIMAZIONE DELLA SOLUZIONE SPAGNOLA

Postato il: 23 novembre, 2012 | Lascia un commento

17 luglio 2012: nessuno si accorge che il Parlamento europeo – Commissione per le Petizioni – pubblica la Relazione A7 – 0240/2012. Il 22 novembre se ne accorge Daniele Taccola, un balneare. Alessandro Riccomini scopre su FB questo importantissimo contributo e ce lo trasmette. Lo pubblichiamo integralmente, collegato a questo link. Si tratta del terzo atto europeo  in ordine di tempo che sostiene principi identici o analoghi a quelli sostenuti dai balneari italiani. Lo hanno preceduto la Risoluzione del Parlamento europeo 27 settembre 2011 e il comunicato stampa 3 agosto 2012 della vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la giustizia. Cosa dice questo ulteriore documento? Si riferisce specificamente alla Spagna – sì, ancora alla Spagna – ma esprime concetti che sembrano scritti per risolvere la questione balneare italiana a favore degli attuali concessionari. La Commissione per le Petizioni “Ritiene che nelle attuali circostanze economiche sia nell’interesse di tutti garantire la soluzione dell’incertezza giuridica nella quale si trovano le proprietà potenzialmente interessate dalla Ley de Costas; plaude all’annuncio del governo spagnolo di rivedere la Ley de Costas per rendere compatibili la futura protezione del litorale spagnolo e la crescita economica, nonché per garantire una maggiore sicurezza giuridica ai titolari delle proprietà; esorta il governo spagnolo a garantire gli interessi di coloro che hanno acquistato una proprietà in buona fede e di quelle comunità che hanno sempre condiviso una coesistenza sostenibile con il mare; lo invita, in particolare, a affrontare la questione specifica dell’applicazione della legge, in modo che non siano incoraggiate le decisioni arbitrarie, retroattive o asimmetriche, ma sia invece garantito il processo equo, il diritto di appello, un risarcimento adeguato e l’accesso all’informazione”.
Il Governo italiano invece, per fare affari o per fare cassa, pensa di estromettere le imprese esistenti, legittime proprietarie di aziende regolarmente insediate sul demanio, già titolari di contratti sostanzialmente a tempo indeterminato, assistiti da diritto di prelazione. Qualcuno sa spiegare che differenza ci sia rispetto a un  furto – impossessamento indebito di un bene altrui – reato previsto dall’articolo 624 del codice penale? Oppure il furto di Stato non esiste o è cosa lecita ed encomiabile? E non ci si venga a raccontare che l’Europa lo vuole. Non è vero.



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QUESTIONE BALNEARE, PARLAMENTO, EUROPA. IL GOVERNO DA CHE PARTE STA?

Postato il: 10 novembre, 2012 | 2 Commenti

da Alessandro Riccomini

Ansa Valle d’Aosta, nella nota 9 novembre 2012, ci offre una panoramica completa, ad ampio raggio, delle iniziative parlamentari in corso e delle possibili interazioni europee.
Mentre la politica percorre le strade del consenso preelettorale, il Governo dei tecnici, per bocca del ministro Moavero Milanesi, ribadisce rigorose posizioni europeiste: pericolo di infrazione per inadempienza della Direttiva Bolkestein e del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Non c’è infrazione per la Spagna, ma per l’Italia sì. Sarà difficile venirne fuori se il nostro stesso Esecutivo continua a sostenere tesi che non hanno senso. O, se vogliamo essere formali, che la realtà della situazione italiana priva di qualsiasi fondamento giuridico. Lo ripetiamo un’ultima volta, poi non lo scriveremo più:
1.- le concessioni demaniali marittime di attività turistico ricreative sono concessioni di beni e non di servizi, quindi non ricadono nella Direttiva Bolkestein. Se così non fosse, poiché le spiagge non sono scarse rispetto alla domanda di concessioni, questo tipo di rapporto  non è  regolato dall’articolo 12 della Direttiva, ma dall’articolo 11, che prevede un rapporto di durata non limitata, o illimitata, che è lo stesso. Concetto ribadito dal Manuale per l’attuazione della Direttiva Servizi;
2.- le concessioni inoltre partecipano all’esercizio di poteri pubblici (salute pubblica, salvataggio, manutenzione del bene pubblico, primo soccorso e altro), pertanto, ai sensi dell’articolo 51 del trattato, sono escluse dall’applicazione del capo 2 del Trattato (Diritto di stabilimento), quindi non sono regolate dall’articolo 49 che, a nostro giudizio, per quanto possa valere, non c’entra a prescindere.
Parlamento o  Governo? Tutela di un settore produttivo nazionale di primaria importanza e di spiccata tipicità o sudditanza nei confronti di una burocrazia europea espressione di poteri forti? Chi conterà di più in questa circostanza? Stiamo a vedere.



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