TOMEI – CNA BALNEATORI: ADESSO SERVE SOSTEGNO POLITICO IN EUROPA

Postato il: 19 novembre, 2015 | 3 Commenti

358Pubblichiamo, per la centralità e l’attualità degli argomenti trattati, gli appunti che abbiamo raccolto oggi, giovedì 19 novembre 2015, durante una lunga telefonata con Cristiano Tomei, presidente e coordinatore nazionale CNA Balneatori. Il comparto balneare italiano deve veramente molto a questo leader sindacale che non è un balneare, ma che ragiona come dovrebbe ragionare qualsiasi balneare e che ha fatto della questione balneare italiana il suo principale obiettivo di lavoro. Noi di Comitato Balneari Liguria, balneari da generazioni, siamo onorati di essere parte della sua squadra.

Parla Cristiano Tomei:
“Ci troviamo al culmine della questione balneare italiana. La vera partita che ora giochiamo in Europa, come imprese balneari, riguarda la possibilità di tornare ad esistere e a lavorare per un periodo non limitato. Questa possibilità, eccezionale per l’intero comparto turistico italiano, alla luce dei più recenti sviluppi, non sembra più essere soltanto un miraggio.
Il concetto che sosterremo presso la Corte di giustizia, con supporti giurisprudenziali di prim’ordine, è che noi siamo concessionari di beni e non di servizi, quindi siamo estranei alla direttiva Bolkestein, quindi non dobbiamo subire aste ed evidenze pubbliche.
Questo significa difendere il lavoro di una vita, significa ritornare a svolgere serenamente questo lavoro con i nostri figli, le nostre famiglie, i nostri dipendenti e collaboratori. Significa ridare slancio all’economia delle nostre città, delle nostre regioni, di tutto il Paese.
Con le nostre tesi sindacali ed economiche, rafforzate da quelle giuridiche elaborate dal nostro pool di avvocati – Righi e Nesi – siamo pronti a sostenere presso la Corte di giustizia un confronto che presenta implicazioni economiche e sociali di estrema importanza e un indiscusso valore morale.
Adesso più che mai questi concetti devono essere affermati e sostenuti pubblicamente per indicare un percorso e uscire definitivamente dal nodo cruciale della questione balneare italiana. Mi rivolgo alla Politica e alle Istituzioni – Governo, Regioni e Comuni – affinché sostengano senza incertezze questa linea di pensiero. Noi lo stiamo facendo con il nostro lavoro e con il nostro impegno quotidiano e, per ultimo, con la petizione che abbiamo lanciato e che ha raggiunto migliaia e migliaia di adesioni nella società italiana.
Chi non è d’accordo con questa linea sindacale lo dica ed eviti di tirare i remi in barca o, peggio, di remare contro.
Affermo senza mezzi termini che non sono d’accordo sull’iniziativa di proporre un disegno di legge che anticipi l’attesa sentenza della Corte di Giustizia. Sarebbe un pasticcio che ci porterebbe dritti alle evidenze pubbliche, con il contentino di un’ipotesi di sdemanializzazione a macchia di leopardo, che non risolverebbero il problema per tutta la categoria e che ci porrebbero ulteriormente in cattiva luce di fronte all’opinione pubblica.
Siamo riusciti ad arrivare al punto centrale della questione balneare italiana – la non inerenza del comparto balneare marittimo rispetto alla direttiva servizi – praticamente da soli. Ora c’è bisogno di capire bene chi si ponga al fianco delle imprese balneari. Voglio ricordare che la risoluzione sindacale di CNA Balneatori – assemblee nazionali 2015 di Ravenna e Rimini – nostra originale linea di pensiero, inizialmente addirittura avversata, assume oggi piena centralità in Europa, nel momento in cui il Tribunale costituzionale spagnolo qualifica le concessioni di quello Stato come beni, all’interno della famosa “Ley de costas”. Italia e Spagna, Paesi aderenti all’UE, sono sullo stesso piano, così come Portogallo, Grecia e Croazia. Se le concessioni demaniali marittime sono beni in Spagna, lo sono necessariamente anche in Italia. E se sono beni, come in effetti sono, le concessioni devono essere escluse dalla direttiva servizi anche in Italia, così come lo sono state in Spagna, per effetto di una proroga di 45 anni.
Ribadisco: evitiamo di girare intorno al problema, pensando a soluzioni legislative che non risolverebbero nulla. Confrontiamoci con la realtà dei fatti. Chi ancora non ha preso posizione lo faccia, iniziando a sostenere che in Italia, come in Spagna, il comparto balneare deve essere tutelato e che deve essere riaffermato il diritto di esistere delle imprese in attività.”



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TOMEI CNA BALNEATORI: LA PROROGA AL 2020 ESISTE E VA DIFESA SINDACALMENTE, POLITICAMENTE E GIURIDICAMENTE

Postato il: 7 novembre, 2015 | Lascia un commento

tomei_rimini_2015ASSEMBLEA_RIMINI_2015Accelerazione nella questione balneare italiana. Cna Balneatori, dopo avere richiesto una proroga di 30 anni per le imprese balneari in attività, ora chiede con forza che il Governo difenda in Europa la proroga al 31 dicembre 2020.
Chiediamo: presidente Tomei, perché ritiene che questo passaggio sia funzionale alla richiesta dei 30 anni?
Tomei precisa:
“Difendere il 2020 significa avere il tempo indispensabile per:
1.- poter chiedere una proroga lunga come è avvenuto in Spagna e, in prospettiva, contratti a tempo indeterminato
2.- affermare il diritto di esistere delle imprese familiari titolari dei 30.000 stabilimenti balneari italiani in attività. Per qualcuno di queste famiglie lo stabilimento è addirittura la casa dove esse vivono
3.- riaprire su queste basi il negoziato UE sul doppio binario
4.- continuare la ricerca giuridica e la trattativa politico-sindacale per la non inerenza del comparto balneare con la direttiva servizi”.

Comitato: Si tratta di provvedimenti legarti da una strategia complessiva che la preghiamo di precisare, perché risulti chiara a tutti i balneari:
Tomei: “Dalla tutela della proroga, con richiesta dei 30 anni, ora CNA Balneatori intende passare all’azione. Anticipo la nostra imminente proposta di un riordino normativo, che tenga conto delle argomentazioni sindacali, amministrative e giuridiche che invieremo al Governo. Ci concentreremo sulle aree disponibili per nuovi insediamenti, per consentire alle famiglie balneari di svolgere il loro lavoro per un periodo di tempo non limitato, in modo da tutelare la specificità dell’attuale comparto balneare italiano, rilanciare investimenti ed occupazione,  potenziare e consolidare la ripresa.
Io e i balneari abbiamo alzato la mano e l’abbiamo detto chiaro e forte. Chi la pensa come noi faccia altrettanto”.



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SPAGNA: LA NUOVA LEGGE DELLA COSTA

Postato il: 25 maggio, 2013 | 2 Commenti

SPAGNA_LEGGE_COSTA_TRADUZIONE_PAGINA_11Pubblichiamo con ritardo, per questioni legate alla gestione del blog, il testo integrale della Ley de costas (accessibile cliccando sull’icona a lato) quale risulta dal Bollettino ufficiale del 21 maggio 2013, nonché la traduzione dell’articolo 1, comma 21, paragrafi 2 e 3, dove si parla di concessioni prorogate fino a un massimo di 75 anni. La traduzione è di Benedetta Riccomini, che ringraziamo.
Oggi è il 25 maggio, sono trascorsi quattro giorni da allora e nessuno in Europa ha eccepito alcunché, mentre in passato, nei confronti dell’Italia, l’Ue ha dimostrato di essere sempre puntualmente informata e di non avere remore nell’intervenire, anche se informalmente, per bloccare sul nascere le iniziative sgradite. E’ quindi ragionevole supporre che la promulgazione della norma spagnola, avallata con largo anticipo dalla nota 3 agosto 2012 di  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea,  sia stata digerita senza problemi.
Europa a due velocità? Sembrerebbe.

Pubblichiamo la dichiarazione che Cristiano Tomei – coordinatore nazionele CNA Balneatori – ha rilasciato a questo riguardo:
“In Europa è forte il rischio che si creino economie turistico-costiere a due velocità. Quelle che ‘viaggiano sopra le direttive’ come la Ley de costas spagnola e quelle come il caso italiano che,  con una rigida interpretazione, rischiano di far dissolvere 30.000 piccole imprese balneari. Tutto ciò in barba allo Small business act e pregiudicando irrimediabilmente un sistema economico unico in Europa. Chiediamo al nostro Governo di trattare con Bruxelles la questione balneare italiana per tutelare 30.000 aziende, altrettante famiglie e 300.000 lavoratori, evitando le aste e le evidenze pubbliche… altro che business plan da completare entro il 2015!  (l’ultima considerazione si riferisce alla proposta di Renato Papagni (Federbalneatori) contenuta nell’intervista 22 maggio 2013 Adnkronos, della quale diremo in altro post – n.d.r.).
Le imprese balneari sono estranee alla Direttiva servizi. Hanno mutui ed investimenti ancora da ammortizzare per mezzo dei quali si è elevato ad eccellenza il sistema turistico del nostro Paese.
Adesso, per far ripartire gli investimenti, per creare lavoro e produrre crescita in Italia è fondamentale aprire il confronto in Europa per dare garanzie sul proprio futuro a queste imprese. Solo così si tutelano le imprese, si tutela il lavoro, si tutelano gli investimenti effettuati e si può chiedere il rilancio degli stessi per far ripartire l’economia. Adesso le imprese hanno bisogno di certezze.”

Aggiungiamo alla dichiarazione di Tomei una nostra considerazione: non dimentichiamo mai che, come è avvenuto in Spagna, anche i concessionari demaniali marittimi italiani sono stati spossessati di un diritto legittimo, del quale erano titolari.

 

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EUROPA: NUOVA LEGITTIMAZIONE DELLA SOLUZIONE SPAGNOLA

Postato il: 23 novembre, 2012 | Lascia un commento

17 luglio 2012: nessuno si accorge che il Parlamento europeo – Commissione per le Petizioni – pubblica la Relazione A7 – 0240/2012. Il 22 novembre se ne accorge Daniele Taccola, un balneare. Alessandro Riccomini scopre su FB questo importantissimo contributo e ce lo trasmette. Lo pubblichiamo integralmente, collegato a questo link. Si tratta del terzo atto europeo  in ordine di tempo che sostiene principi identici o analoghi a quelli sostenuti dai balneari italiani. Lo hanno preceduto la Risoluzione del Parlamento europeo 27 settembre 2011 e il comunicato stampa 3 agosto 2012 della vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la giustizia. Cosa dice questo ulteriore documento? Si riferisce specificamente alla Spagna – sì, ancora alla Spagna – ma esprime concetti che sembrano scritti per risolvere la questione balneare italiana a favore degli attuali concessionari. La Commissione per le Petizioni “Ritiene che nelle attuali circostanze economiche sia nell’interesse di tutti garantire la soluzione dell’incertezza giuridica nella quale si trovano le proprietà potenzialmente interessate dalla Ley de Costas; plaude all’annuncio del governo spagnolo di rivedere la Ley de Costas per rendere compatibili la futura protezione del litorale spagnolo e la crescita economica, nonché per garantire una maggiore sicurezza giuridica ai titolari delle proprietà; esorta il governo spagnolo a garantire gli interessi di coloro che hanno acquistato una proprietà in buona fede e di quelle comunità che hanno sempre condiviso una coesistenza sostenibile con il mare; lo invita, in particolare, a affrontare la questione specifica dell’applicazione della legge, in modo che non siano incoraggiate le decisioni arbitrarie, retroattive o asimmetriche, ma sia invece garantito il processo equo, il diritto di appello, un risarcimento adeguato e l’accesso all’informazione”.
Il Governo italiano invece, per fare affari o per fare cassa, pensa di estromettere le imprese esistenti, legittime proprietarie di aziende regolarmente insediate sul demanio, già titolari di contratti sostanzialmente a tempo indeterminato, assistiti da diritto di prelazione. Qualcuno sa spiegare che differenza ci sia rispetto a un  furto – impossessamento indebito di un bene altrui – reato previsto dall’articolo 624 del codice penale? Oppure il furto di Stato non esiste o è cosa lecita ed encomiabile? E non ci si venga a raccontare che l’Europa lo vuole. Non è vero.



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